10 luglio 2012
SUD SUDAN: ALLARME SANITARIO PER I RIFUGIATI
Continuano a peggiorare le condizioni nei campi per rifugiati nel Sud Sudan, sotto la pressione del continuo afflusso di rifugiati e delle piogge torrenziali. La situazione sanitaria adesso è la principale preoccupazione dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che segue da vicino la possibile insorgenza di malattie.
Gli operatori nel settore della salute e l'UNHCR stanno effettuando un'operazione di screening sanitario di massa per raccogliere informazioni migliori sui reali tassi di mortalità e sui tassi di copertura da vaccinazioni in tutti i siti che accolgono rifugiati negli stati sud-sudanesi di Upper Nile e Unity. Tali operazioni tuttavia non sono complete. Alla luce delle deboli condizioni della popolazione al momento dell'arrivo, sono necessari programmi su larga scala per far fronte immediatamente alle sue necessità e per prevenire ulteriori peggioramenti delle condizioni di salute. In località remote come le aree di frontiera degli stati di Upper Nile e Unity la sfida per l'Agenzia è una delle più impegnative al mondo. Sono necessari un imponente impegno nel settore della salute e programmi intensivi in materia di igiene e condizioni sanitarie al fine di mitigare le minacce alla salute dei rifugiati.
Nell'insediamento di Yida – nello stato di Unity, vicino alla frontiera con il Southern Kordofan – con i nuovi arrivi dall'inizio di maggio la popolazione di rifugiati è raddoppiata fino a toccare quota 60.000. L'UNHCR sta effettuando verifiche su tali cifre, ma il sovraffollamento in una striscia di territorio già isolata a causa delle piogge sta ponendo ulteriori sfide in materia di salute. La scorsa settimana gli operatori medici attivi nell'area hanno registrato un netto aumento dei casi di diarrea emorragica. Per affrontare la situazione e garantire una quantità sufficiente di acqua potabile si stanno scavando altri pozzi e altri team di esperti nel settore sono stati dispiegati sul posto. L'UNHCR inoltre sta inoltre distribuendo questa settimana migliaia di taniche per l'acqua e secchi a tutte le famiglie con bambini con meno di 5 anni. Nei centri di raccolta d'acqua vengono utilizzate ulteriori quantità di cloro. È poi in corso un impegno da parte di tutti gli attori al fine di accrescere l'informazione tra le popolazioni di rifugiati – composte soprattutto da giovani – sui rischi derivanti da cattive condizioni igieniche, di salute e nutrizionali.
La sfida più critica per l'UNHCR e le agenzie partner impegnate nell'area è quella di fornire acqua potabile a tutti i rifugiati e prevenire il diffondersi di malattie in questa remota e fragile parte del Sud Sudan.
Anche nella contea di Maban – nello stato di Upper Nile – che ospita al momento oltre 110mila rifugiati provenienti dallo stato sudanese di Blue Nile, quella dell'acqua si è rivelata una sfida particolarmente critica. Le agenzie umanitarie hanno compiuto progressi nel garantire acqua attraverso l'escavazione di pozzi e il trasporto dell'acqua nei siti dove vivono i rifugiati. Quattro trivelle sono già operative e le attività stanno proseguendo mentre la maggior parte delle popolazione di Jammam viene trasferita verso altre località a causa dell'effetto combinato della scarsità idrica e delle alluvioni locali. Inizialmente i rifugiati erano riluttanti a spostarsi ma l'impegno sociale per il trasferimento sta producendo risultati positivi. L'UNHCR ha collaborato – e continua a collaborare – con le autorità locali per identificare nuovi siti con fonti idriche affidabili al fine di alleggerire la pressione sugli insediamenti di rifugiati esistenti e nei quali accogliere i previsti nuovi arrivi. A causa delle piogge torrenziali e delle inondazioni le strade esistenti sono perlopiù impraticabili, fatto che rallenta la consegna dell'assistenza. Si sta valutando la possibilità di trasportare in elicottero l'equipaggiamento per l'assistenza d'emergenza, ma la scarsità di fondi a disposizione ostacola anche tale operazione.
Dallo scorso dicembre l'UNHCR ha consegnato aiuti d'emergenza in Sud Sudan in aereo e via terra. Tra gli aiuti, 16.400 tende per famiglie e beni di prima necessità per 130mila persone tra cui teli di plastica, materassi, coperte, zanzariere, taniche per l'acqua e kit di utensili da cucina.
L'appello aggiornato dell'UNHCR per le attività in favore dei rifugiati sudanesi in Etiopia e Sud Sudan ammonta a 219,9 milioni di dollari USA. All'inizio di luglio l'Agenzia aveva ricevuto finanziamenti per 45,9 milioni di dollari – dei quali 11,6 milioni per le attività in Etiopia e 33,6 milioni per quelle in Sud Sudan – pari a meno del 21% della cifra richiesta.