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Nel novembre 1984, in reazione alla crisi di rifugiati allora in atto in America Centrale, un gruppo di rappresentanti dei governi, professori universitari e giuristi centroamericani, messicani e panamensi, si riunì a Cartagena, in Colombia, per elaborare quella che divenne la Dichiarazione di Cartagena sui rifugiati.
Pur essendo strutturata sulla falsariga della Convenzione delle
Nazioni Unite del 1951, la Dichiarazione di Cartagena estende, come la
Convenzione dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) del 1969, la
definizione di rifugiato contenuta nello strumento dell’ONU facendovi
rientrare coloro i quali fuggono dal loro paese ...perché la loro vita,
la loro sicurezza o la loro libertà è minacciata da violenze
generalizzate, un’aggressione straniera, un conflitto interno, massicce
violazioni dei diritti umani o altre gravi turbative dell’ordine
pubblico.
Benché non giuridicamente vincolante, la Dichiarazione di Cartagena
è stata ripetutamente avallata dall’Assemblea Generale
dell’Organizzazione degli Stati Americani. La maggior parte dei paesi
centroamericani e latinoamericani ha aderito alla Convenzione ONU del
1951 sui rifugiati e/o al Protocollo aggiuntivo, e perlopiù applicano
regolarmente la definizione di rifugiato più estensiva, contenuta nella
Dichiarazione. Alcuni di essi hanno addirittura recepito la definizione
stessa nelle rispettive legislazioni nazionali.