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13 gennaio 2012
La cerimonia che si è svolta ieri nel palazzo presidenziale di Dili, capitale di Timor Est, ha sancito la chiusura dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) dopo 12 anni di attività di assistenza a rifugiati e sfollati.
L’Agenzia aveva aperto l’ufficio nel maggio 1999. La violenza innescata dal referendum sull’indipendenza dall’Indonesia - nell’agosto dello stesso anno - provocò poi la fuga di quasi 250.000 persone verso la parte occidentale dell’isola. L’UNHCR aiutò 220.000 a far ritorno a casa e contribuì all’impegno per la riconciliazione. Migliaia di rifugiati di ritorno furono assistiti attraverso la costruzione di nuovi alloggi, con materiali trasportati in elicottero verso le regioni più remote.
Nel 2006, a seguito di un’altra emergenza, l’UNHCR avviò operazioni d’emergenza per assistere 150.000 persone sfollate all’interno del paese a causa di violenze, saccheggi e incendi.
Nel corso della cerimonia di ieri è stato reso omaggio ai 3 operatori dell’UNHCR - Samson Aregahegn, Carlos Luis Caceres-Collazo e Pero Simundza - uccisi durante le violenze di Atambua, Timor Ovest, nel settembre 2000.
Le attività di protezione di rifugiati e richiedenti asilo a Timor Est - da svolgere in collaborazione con il governo e la società civile del paese - sono adesso affidate all’ufficio regionale dell’UNHCR a Bangkok.