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2 ottobre 2009

NON DIMENTICHIAMO I RIFUGIATI IRACHENI

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DAMASCO, Siria, 2 ottobre – Angelina Jolie, Ambasciatore di buona volontà dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifufgiati (UNHCR) ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché non dimentichi le centinaia di migliaia di rifugiati iracheni ancora in esilio nonostante un relativo miglioramento delle condizioni di sicurezza nel loro paese.

Decine di migliaia di civili iracheni sono tornati a casa dalla Siria e dagli alrti paesi confinanti lo scorso anno, ma sono ancora di più quelli che non possono o non vogliono rientrare in un paese ancora scosso dalla violenza. Così come le vicende irachene sono sparite dai media internazionali, allo stesso modo non si parla più del dramma dei rifugiati.

La Jolie, che è tornata a trovare i rifugiati iracheni nel sobborgo più povero della città di Damasco dopo la sua visita del 2007, ha riferito che queste persone hanno ancora bisogno di aiuti vitali e assistenza. “Molti rifugiati iracheni non possono tornare a casa per il grave trauma che hanno vissuto in patria, per il clima di incertezza legato alle elezioni in programma, per la mancanza di sicurezza e dei servizi di base. Hanno quindi un bisogno costante di aiuti da parte della comunità internazionale.”

La famosa attrice statunitense, accompagnata dal suo compagno Brad Pitt, è stata accolta nelle case di due famiglie irachene del distretto di Jaramana, nella zona meridionale di Damasco. La prima famiglia, composta da sette persone, è fuggita dalla Siria nel 2006, mentre la seconda famiglia, facente parte di una minoranza religiosa, è scappata dall’Iraq a luglio dopo che uno dei figli, Waleed*, era stato rapito due volte e sua madre, Hoda*, aveva subito abusi fisici. Il padre di famiglia, Fares*, aveva dovuto pagare 25mila dollari di riscatto dopo il primo rapimento del figlio.

La seconda volta, sia la madre che il figlio sono stati rapiti e Fares ha dovuto trovare 40mila dollari. I due sono stati rilasciati, ma dopo aver sofferto un’esperienza veramente traumatica con anche torture. “Venivo assalita ogni giorno da almeno 10 uomini tutti i giorni,” ha ricordato Hoda con la voce rotta dal pianto. “Volevo uccidermi e l’unico motivo per cui non l’ho fatto era mio figlio,” ha aggiunto. Appena Honda e Waleed sono stati rilasciati la famiglia ha deciso di fuggire in Siria.

“Vi ringrazio per aver raccontato la vostra storia” ha detto una commossa Jolie, tenendo stretta la mano di Hoda. “E’ di aiuto per capire meglio i vostri problemi. C’è molta sofferenza in questa parte del mondo; sei una donna molto forte e coraggiosa per aver sopportato tutto ciò per il tuo bambino.”

I siriani sono stati molto accoglienti, ma la famiglia di Honda trova difficile rimanere in Siria e vorrebbe essere reinsediata in un paese terzo. Nel frattempo, usufruisce degli aiuti alimentari e finanziari dell’UNHCR.

L’Agenzia per i rifugiati, in stretta collaborazione con le autorità locali e con la Mezzaluna Rossa Siriana, assiste i rifugiati più vulnerabili nei paesi confinanti, in particolare in Siria e Giordania, dove si trova il maggior numero di rifugiati iracheni. Gli aiuti sono di carattere materiale, finanziario, medico e altre forme di assistenza.

Molte delle famiglie fuggite in Siria negli ultimi anni hanno esaurito i loro risparmi e devono ora affidarsi esclusivamente alla generosità ed agli aiuti del governo e di agenzie umanitarie come l’UNHCR.

La prima famiglia visitata dalla Jolie – composta da madre, padre e cinque bambini sotto i sette anni – ne rappresenta un buon esempio. Accalcati in uno squallido e stretto monolocale seminterrato con una sola piccola finestra. La maggior parte dei loro possessi, fra i quali materassi, coperte e scatole di cibo sono beni forniti dall’UNHCR.

Anche loro hanno raccontato la loro terribile storia. Il padre, Taha, è stato rapito e torturato e ancora soffre di incubi notturni e ha difficoltà a lasciare l’appartamento. Sua moglie, Ibtissam, ha raccontato delle difficoltà per pagare l’affitto e acquistare vestiti e medicine. Fa le pulizie in un mercato, nonostante abbia un dipolma di insegnamento.

“Ho strappato il mio diploma universitario,” ha detto “che valore può avere dato che sono una semplice donna delle pulizie.” Ibtissam ha detto alla Jolie che anche la sua famiglia desidera cominciare una nuova vita in un paese terzo. Due delle famiglie visitate da Angelina Jolie nel 2007 ora sono state reinsediate negli Stati Uniti, mentre una terza famiglia è tornata in Iraq di recente.

L’ambasciatore di buona volontà ha detto che le famiglie visitate in questo frangente “non si sono ancora riprese dal trauma subito,” aggiungendo che “fino a che non verranno trovate altre soluzioni, o fino a quando questi rifugiati non potranno tornare a casa, è fondamentale che la comunità internazionale aiuti l’UNHCR a fornir loro aiuti finanziari e alimentari per poter sopravvivere.”

Durante la sua visita di un giorno la Jolie ha incontrato anche il Presidente siriano, Bashar al-Assad, che l’ha ragguagliata sugli sforzi compiuti dalla Siria per fornire assistenza sanitaria ai più vulnerabili e incoraggiare i bambini rifugiati a tornare a scuola.

“E’evidente che il popolo siriano, nonostante le sfide e le difficoltà che già si presentano loro, ha sempre garantito generosa ospitalità a chi ne aveva bisogno. Spero che il resto del mondo lo riconosca e che possiamo condividere tutti questa responsabilità e continuare a prenderci cura dei rifugiati iracheni,” ha detto la Jolie a margine dell’incontro.

Secondo le stime dell’UNHCR più di 4.2 milioni di iracheni hanno dovuto abbandonare le loro case dall’inizio del conflitto nel loro paese nel 2003. Ad oggi, 215mila rifugiati iracheni sono stati registrati dall’UNHCR in Siria e la maggior parte di questi dipendono dall’UNHCR per cibo e altri generi di assistenza.

* Nomi di fantasia per ragioni di sicurezza


Di Dalia Al-Achi, Damasco, Siria




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