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AUMENTANO I CONTROLLI DI FRONTIERA E L’UNHCR CHIEDE MAGGIORE ATTENZIONE PER CHI FUGGE DALLE PERSECUZIONI

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07 gennaio 2011



L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) manifesta preoccupazione quando gli stati propongono misure atte a impedire l’ingresso sul loro territorio di migranti irregolari senza che allo stesso tempo vengano date garanzie concrete per coloro che cercano protezione internazionale. In questi giorni è stato più volte richiesto all’UNHCR un parere sulla recente affermazione del ministro greco in merito alla costruzione di una barriera di 12 km lungo il confine con la Turchia nella regione di Evros.

Benché ogni Stato abbia il diritto di controllare le proprie frontiere, è chiaro che fra coloro che attraversano il confine turco per entrare nell’Unione Europea vi è un numero significativo di persone in fuga da violenza e persecuzioni. È dunque di vitale importanza instaurare meccanismi di controllo delle frontiere che tengano conto dei bisogni di protezione delle persone.

Raramente l’edificazione di barriere risolve i problemi che sono alla base della pressione migratoria, inclusi quelli di chi è in cerca di protezione. Come nel caso di misure che bloccano gli arrivi indiscriminatamente, si rischia che i richiedenti asilo per mettersi in salvo ricorrano a vie ancor più pericolose. Per questo oggi molti di loro si trovano in balìa dei trafficanti di persone.

In Grecia il problema è aggravato dal fatto che, nonostante gli sforzi attuati per una sua riforma, il sistema di asilo non è ancora funzionante. L’UNHCR sta lavorando con i partner governativi al fine di stabilire una procedura adeguata per l’esame delle domande di asilo. Molte migliaia di richiedenti asilo in Grecia vivono oggi in una sorta di limbo.

In Turchia il governo continua a mettere in atto una limitazione geografica alla Convenzione del 1951 prendendosi la responsabilità di garantire l’asilo solo ai rifugiati in arrivo dai paesi europei. Molti dei richiedenti asilo in Turchia provengono invece da Iran, Iraq, Afghanistan e Somalia.

Le domande di asilo di cittadini non europei in Turchia vengono esaminate dall’UNHCR. Chi ottiene lo status di rifugiato ha l’autorizzazione a rimanere sul territorio in attesa di essere reinsediato in un paese terzo. Ma il numero di posti resi disponibili per il reinsediamento è nettamente inferiore alle necessità e al momento ci sono circa 10mila rifugiati in attesa di essere reinsediati dalla Turchia. L’UNHCR incoraggia altri paesi, in particolare gli Stati Membri dell’Unione Europea, a mostrare la loro solidarietà alla Turchia mettendo a disposizione quote per il reinsediamento.




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