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24 giugno 2011
Sono 93 i richiedenti asilo deportati in Tanzania nelle prime ore di ieri mattina. Del gruppo facevano parte 59 cittadini somali e 34 cittadini etiopici arrivati di recente via mare a Mocimboa da Praia, nel nord del Mozambico. Si trattava per la maggior parte di giovani uomini, ma tra loro c’erano anche una donna, 4 bambini e 3 uomini anziani. Molti erano in cattive condizioni di salute, come conseguenza del viaggio.
Il personale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) che ha incontrato il gruppo nel corso di una missione d’assistenza non era stato informato del fatto che i richiedenti sarebbero stati deportati. Facevano parte di un gruppo ancora più numeroso composto da 134 persone - hanno raccontato gli stessi richiedenti agli operatori - costrette a gettarsi in mare al largo delle coste mozambicane dall’equipaggio, che temeva di essere intercettato dalle navi di pattugliamento. In 4 sarebbero annegati. La maggior parte di coloro che sono riusciti a raggiungere la riva si è poi raggruppata trascorrendo quasi 12 ore nella fitta foresta, prima di essere segnalati dalla popolazione locale alla polizia che li ha trasportati a Mocimboa da Praia. I dispersi sono 37, probabilmente perduti nella foresta.
Quando hanno appreso che i 93 sarebbero stati portati in un sito per richiedenti asilo appena arrivati, vicino alla città di Palma, gli operatori UNHCR hanno collaborato con la polizia nell’organizzazione del trasferimento. Tuttavia, invece di trasferirli nel centro d’accoglienza la polizia li ha portati via e poi deportati. Funzionari di alto livello della polizia hanno successivamente informato l’UNHCR di avere l’ordine di deportare tutti i nuovi arrivati.
Altri richiedenti asilo - trasferiti lo scorso fine settimana nel campo di rifugiati di Maratane, gestito dall’UNHCR - hanno poi riferito all’Agenzia che le autorità mozambicane avevano confiscato loro i telefoni cellulari e le scarpe, per dissuaderli dal tornare indietro in Mozambico.
Queste informazioni sono state confermate da altre organizzazioni umanitarie internazionali di base a Palma - così come da una missione congiunta composta da rappresentanti del team UNHCR e delle autorità tanzaniane - nel corso di interviste con richiedenti asilo deportati rintracciati dall’altra parte del confine in Tanzania. Hanno assistito o subito maltrattamenti da parte della polizia e dei funzionari alla frontiera - riferiscono alcuni di questi richiedenti asilo. Altri dicono che nei precedenti tentativi di entrare in Mozambico non sono stati deportati nei posti di frontiera ufficiali della Tanzania, quanto piuttosto lasciati su isole deserte alla foce del fiume Rovuma - che separa i due paesi - privati dei loro averi e dei vestiti.
E non si tratta del primo episodio di questo genere. Sono della scorsa settimana le notizie ricevute dall’UNHCR dagli operatori di un’altra organizzazione umanitaria internazionali sulla deportazione - avvenuta lo scorso 16 giugno - di circa 150 persone. Notizie confermate anche dagli operatori UNHCR che operano in Tanzania.
L’UNHCR ha scritto al Governo del Mozambico rammentando gli obblighi assunti con l’adesione alla Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951 e alla Convenzione sui rifugiati dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) del 1969.
Tra gennaio 2010 e giugno 2011, 7.450 richiedenti asilo di nazionalità somala (3.154) ed etiopica (4.296) sono arrivati al campo di Maratane. La cifra quasi coincide con il numero totale di arrivi da entrambi i paesi nell’intero 2010. Si ritiene che molti di loro cerchino di proseguire verso il Sudafrica.
Sempre più persone fuggono dai paesi del Corno d’Africa verso sud - anche verso il Mozambico - e l’UNHCR sta collaborando strettamente con le autorità del Mozambico, così come con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e il Programma Alimentare Mondiale (PAM), per stabilire un centro di screening a Palma e per migliorare le condizioni nel campo di Maratane nell’area di Nampula, che con i recenti arrivi comincia ad essere congestionato.