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08 luglio 2011
Senza una rapida ed energica risposta della comunità internazionale alla crisi nel Corno d’Africa provocata da esodi e siccità, l’impegno umanitario per assistere i rifugiati somali che continuano ad arrivare nel sud-est dell’Etiopia è a serio rischio. Questo il monito lanciato oggi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).
Nella giornata di ieri lo stesso Alto Commissario António Guterres si è recato in visita nell’area di Dollo Ado, nel sud-est dell’Etiopia. Ha ascoltato madri che durante la fuga dalla Somalia centrale hanno perso i propri bambini. Ha assistito all’angoscia di persone costrette a lasciarsi alle spalle famigliari malati. E ha voluto parlare con gli operatori umanitari che assistono i nuovi arrivati, esortandoli ad accelerare le operazioni per le persone più bisognose.
Dall’inizio dell’anno ben 54.000 cittadini somali si sono riversati in questa regione dell’Etiopia. E nelle ultime settimane il flusso è ulteriormente cresciuto fino a raggiungere i circa 1.700 arrivi al giorno. Tra le persone giunte di recente il tasso di malnutrizione è allarmante: almeno il 50% dei bambini è moderatamente o gravemente malnutrito. Livelli simili si registrano anche in Kenya.
Le agenzie umanitarie, in collaborazione con l’ente governativo che si occupa dei rifugiati, sono impegnate allo stremo per far fronte all’esodo. Un afflusso tale che il numero di arrivi nell’area di Dollo Ado supera la capacità di registrazione. I sistemi per la fornitura di assistenza alimentare e medica sono sotto pressione. L’energia elettrica necessaria a pompare l’acqua nei campi scarseggia perché con il cielo nuvoloso i pannelli solari non riescono a produrne a sufficienza. Alcune settimane fa a Kobe è stato aperto un nuovo campo, che però si sta già avvicinando alla sua capienza massima di 20.000 persone. L’unico modo per far fronte a tutti questi problemi è ricevere risorse adeguate.
Nel corso della visita di ieri la delegazione che accompagnava l’Alto Commissario ha visto molti rifugiati in attesa di essere registrati e di ricevere le tessere che danno diritto all’assistenza. La maggior parte dei nuovi arrivati proviene dalla regione somala di Bay, a ovest di Mogadiscio. Alcuni hanno dovuto camminare anche 30 giorni prima di raggiungere Dollo Ado.
La siccità colpisce Etiopia, Kenya e le regioni centrali e meridionali della Somalia. Ma è proprio in Somalia che il suo impatto si fa più devastante: il crollo della produzione agricola ha causato l’aumento dei prezzi alimentari, che si va ad aggiungere a una situazione resa già drammatica dall’offensiva lanciata lo scorso febbraio dalle forze filogovernative contro i ribelli di Al-Shabaab nelle aree di confine con Kenya ed Etiopia.
Serve assistenza umanitaria all’interno della Somalia - ha dichiarato l’Alto Commissario alla stampa - in modo che la gente non sia costretta a fuggire per ricevere aiuto. Ma questo non è possibile a causa del conflitto.
KENYA
L’esodo prosegue anche nel vicino Kenya con l’arrivo di circa 1.400 rifugiati somali ogni giorno nel complesso di campi vicino alla città di Dadaab. Per l’80% si tratta di donne e bambini.
Le priorità dell’intervento UNHCR sono di far fronte alla malnutrizione e al sovraffollamento nei campi. Servono urgentemente personale medico e aiuti nutrizionali, come pasti terapeutici ad alto contenuto energetico e proteico. La sfida principale adesso è quella di ricevere e stabilizzare rapidamente la situazione dei rifugiati che arrivano in condizioni di salute estremamente precarie. Il tasso di malnutrizione tra i bambini somali con meno di cinque anni che arrivano a Dadaab si attesta intorno al 30%.
I tre campi esistenti - Dagahaley, Ifo e Hagadera - sono stati progettati nei primi anni ’90 per ospitare circa 90.000 persone. Oggi i rifugiati presenti sono quattro volte questa cifra. E i nuovi arrivati devono piantare le loro tende al di fuori dei confini dei campi. Secondo le stime effettuate dagli operatori UNHCR di base a Dadaab, ben 65.000 rifugiati somali vivono accampati in questi siti di fortuna. L’Agenzia comunque fornisce loro assistenza medica d’emergenza, alloggi temporanei, tende e acqua.
Attualmente un quarto dei 7,5 milioni di abitanti della Somalia - dicono le stime UNHCR - vive da sfollato all’interno del paese o da rifugiato all’estero. Nel centro e nel sud del paese alla siccità si aggiunge la violenza diffusa.
Oltre 750.000 somali hanno cercato rifugio nei paesi della regione, soprattutto in Kenya (405.000), Yemen (187.000) ed Etiopia (110.000). Gli sfollati all’interno della Somalia sono 1,46 milioni.
PICCO DI RIFUGIATI SOMALI NEI PRIMI TRE MESI DEL 2011
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