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11 novembre 2008
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha di nuovo visitato ieri, nel nord dell’Iraq, le famiglie cristiane sfollate nei villaggi del distretto di Al Hamdaniya, a est di Mosul. Sono circa 2000 le famiglie fuggite da Mosul all’inizio di ottobre per timore delle violenze contro la comunità cristiana. La missione dell’UNHCR a Mosul era di verificare la portata dei recenti ritorni nella città e le intenzioni degli sfollati.
La percentuale di ritorni varia da villaggio a villaggio, ma in tutto circa un terzo delle mille famiglie sfollate nell’area di Al Hamdaniya sono tornate a Mosul. Secondo le famiglie sfollate che sono rimaste nei villaggi della periferia, coloro che sono tornati a Mosul l’hanno fatto per paura di perdere il lavoro o per ragioni legate all’istruzione. Sembra che alcuni facciano i pendolari tra Mosul e i villaggi non più lontani di 40 km.
Le famiglie sfollate hanno iniziato a fare ritorno a casa circa una settimana fa, dopo che i loro vicini arabi le avevano rassicurate riguardo al miglioramento della sicurezza in città, in cui è stata fortemente rafforzata la presenza delle forze di sicurezza irachene. Attualmente solo nella città di Mosul ci sono 35.000 unità tra Esercito e Polizia – incluse quelle della Polizia Nazionale, richiamate dal sud. Il numero di esplosioni e di esecuzioni arbitrarie è diminuito.
Quelli che non hanno fatto ritorno dicono di temere l’incertezza e l’instabilità politica della regione. Il generalizzato vuoto legislativo e la mancanza di ordine nella seconda città irachena per estensione è una grave preoccupazione non solo per i cristiani, ma per i membri di tutte le minoranze, inclusi Mandeani, Yazidi e altri gruppi minoritari costretti a fuggire dalle loro case negli ultimi anni.
Le stime precise sui ritorni delle famiglie cristiane sono difficili da ottenere, perché le loro case sono sparse in tutta la città. Le famiglie che tornano a casa ricevono dal governo un sussidio di 800 dollari americani, ma molti non si registrano per paura di esporsi o che il loro ritorno non sia definitivo.
L’UNHCR e i suoi partner stanno dando assistenza (coperte, materassi, stufe al cherosene, set da cucina, abiti e kit per l’igiene) a più di 1.800 famiglie fuggite. Molte sono state sistemate in chiese e case private e hanno beneficiato dell’assistenza delle comunità ospitanti.