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17 agosto 2011
Sono quasi 2.000 le persone arrivate lo scorso fine settimana sull’isola di Lampedusa dalla Libia e dalla Tunisia. La maggior parte di loro - circa 1.800 - è salpata da Janzour, 12 chilometri a ovest della capitale libica Tripoli, dopo aver atteso per oltre una settimana che il mare fosse calmo per poter partire. Tra loro vi erano circa 200 donne e 30 bambini.
Secondo quanto emerge dalle interviste ad alcuni dei nuovi arrivati, si continua a partire per una varietà di ragioni. Un gruppo di uomini sudanesi ha detto agli operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) di essere stati radunato a Tripoli e costretto a salire in una barca. Altri hanno raccontato di aver perso il lavoro in Libia e speravano di poterne trovare in Europa.
Delle 52.000 persone approdate sulle coste italiane nell’ambito del flusso di quest’anno dal Nord Africa, 27.000 sono partite dalla Libia e il resto dalla Tunisia. Tutti coloro che sono arrivati dalla Tunisia erano di nazionalità tunisina. Tra coloro che sono arrivati dalla Libia, invece, vi erano circa 134 persone di nazionalità libica, oltre a molti cittadini nigeriani, ghanesi e maliani. Dei circa 2.000 eritrei e somali molti erano già registrati con l’UNHCR in Libia. L’Agenzia auspica che il Governo italiano metta in atto iniziative per il rimpatrio volontario assistito delle persone che vengono valutate non bisognose di protezione internazionale.
Finora sono oltre 1.500 le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste italiane, spesso a causa delle cattive condizioni delle imbarcazioni e per l’assenza di skipper esperti a bordo.
L’UNHCR esprime particolare preoccupazione per la tendenza - tuttora in atto - di rifugiati in Tunisia che attendono di essere intervistati ai fini del reinsediamento ma che rientrano in Libia per imbarcarsi per l’Europa. A questo proposito nei campi è in corso una massiccia campagna d’informazione che evidenzia i rischi del viaggio.
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