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19 agosto 2011

CORNO D’AFRICA: ASSISTENZA IN SOMALIA, ETIOPIA E KENYA, EMERGENZA CAMPI A GIBUTI

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Proseguono in Somalia centrale e meridionale le operazioni di distribuzione degli aiuti d’emergenza dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), solo in questa settimana in favore di circa 30.000 sfollati. Dall’inizio di luglio sono 180.000 le persone assistite dai team di operatori dell’Agenzia. Il programma prevede di raggiungere altri 180.000 sfollati entro la fine di agosto. 
 
Le operazioni di questa settimana si sono concentrate sugli insediamenti vicini a Villa Somalia - nel distretto Waaberi a Mogadiscio - oltre che a Baadheere nella regione di Gedo e a Sakow nella regione di Middle Juba. Particolarmente apprezzati i materiali per allestire alloggi, viste anche le piogge degli ultimi giorni sulla capitale somala. 
 
Nonostante i miliziani di Al Shabaab si siano ritirati da molte aree di Mogadiscio quasi da due settimane, la situazione della sicurezza è ancora tale da limitare gli spostamenti degli operatori UNHCR. È stato comunque possibile per l’Agenzia tenere un meeting con le agenzie partner per coordinare le operazioni d’emergenza e le missioni di valutazione negli insediamenti di sfollati. 
 
In Etiopia è stato messo in campo un impegno su larga scala per contrastare gli alti tassi di mortalità registrati tra i nuovi arrivati dalla Somalia. La malnutrizione resta la causa principale dei decessi ma la situazione è aggravata dall’insorgenza di sospetto morbillo e di altre malattie. 
 
Particolarmente vulnerabili i bambini con meno di 5 anni, già indeboliti dalla fame e dal lungo viaggio verso i campi. Sono loro la priorità. I bambini gravemente malnutriti infatti sono ad altissimo rischio di complicazioni come polmonite, diarrea e morbillo, una combinazione che può risultare fatale. 
 
L’UNHCR sta inoltre estendendo i programmi nutrizionali in atto anche ai bambini più grandi e sta cercando di aprire prima possibile - nel campo di Kobe - un centro dedicato specificamente alla stabilizzazione dei bambini gravemente malnutriti. Quasi tutti i 25.000 residenti del campo sono arrivati in Etiopia nelle ultime 10 settimane, in fuga da siccità, carestia  e conflitto in Somalia.  Finora sono oltre 77.000 i somali che quest’anno hanno trovato rifugio in Etiopia, andando ad aggiungersi ai molti già presenti nel paese. 
 
È partito poi ieri a Melkadida - dopo quello di Kobe - il secondo programma di vaccinazione di massa contro il morbillo per tutti i bambini di età compresa tra 6 mesi e 15 anni. Anche Melkadida si trova all’interno del complesso di campi per rifugiati di Dollo Ado ed è il più grande campo dell’Etiopia con una popolazione di poco inferiore alle 40.000 persone. Nei 4 campi che compongono il complesso sono stati finora registrati 166 casi di sospetto morbillo e 15 decessi connessi con la malattia. 
 
I bambini saranno vaccinati contro morbillo e poliomielite e controllati sulla malnutrizione. Le attività vengono potenziate per portare i servizi più vicini ai rifugiati e incoraggiare i genitori a continuare a portare i propri bambini nei centri medici per farli curare. In collaborazione con la controparte governativa e altre agenzie umanitarie l’UNHCR sta aprendo postazioni mediche satellite e centri di alimentazione nutrizionale, dove i bambini malnutriti ricevono alimentazione terapeutica per favorire l’acquisizione di peso.  
 
I team dell’Agenzia sul terreno sono impegnati nel tentativo di migliorare i sistemi igienico-sanitari e le condizioni igieniche e per cercare di aumentare la quantità e la qualità dell’acqua nei campi. I leader delle comunità di rifugiati e gli operatori hanno poi avviato una campagna basata su tre messaggi: lavarsi le mani, utilizzare i servizi igienici e portare i bambini malati nei centri medici. 
 
È invece mirato a fornire una risposta alle necessità immediate dei rifugiati somali arrivati di recente - attraverso l’area di Gode - l’impegno avviato dall’UNHCR in collaborazione con le autorità etiopiche e altre agenzie partner. I rifugiati ora sono 17.500. Le priorità sono le attività di assistenza d’emergenza, come la consegna di cibo e le cure mediche. I componenti del gruppo saranno poi registrati prima di essere indirizzati - su base volontaria - verso uno dei campi esistenti. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha distribuito a 300 famiglie razioni di cibo sufficienti per un mese, mentre l’organizzazione non governativa locale MERLIN sta estendendo i servizi medici. 
 
In Kenya l’UNHCR ha avviato l’operazione di popolamento di una nuova area del complesso di campi per rifugiati di Dadaab per fornire un alloggio a decine di migliaia di nuovi rifugiati somali e per alleggerire il cronico sovraffollamento dei campi esistenti - Dagahaley, Ifo e Hagadera. 
 
I primi a occupare le tende del settore Ifo2 di Ifo Extension sono stati 259 rifugiati somali. Le famiglie sono state trasportate in autobus, con i loro averi, dall’esterno del campo di Daghaley dove si erano inizialmente accampate alcune settimane fa, lontane dall’assistenza e dai servizi disponibili nei campi. Proseguono poi i trasferimenti verso il settore Ifo3 di Ifo Extension cominciati lo scorso 25 luglio. Circa 18.000 i rifugiati trasferiti nel sito. 
 
Dall’inizio dell’anno sono oltre 140.000 i somali fuggiti in Kenya, 70.000 dei quali nei soli mesi di giugno e luglio. La capacità di accoglienza dei campi di Dadaab è adesso al limite. 
 
A Gibuti le autorità sono impegnate nell’apertura di un campo che ospiti gli oltre 3.500 somali arrivati finora quest’anno. L’esistente campo di Ali Addeh è già sovraffollato con i 17.000 rifugiati riversatisi nel piccolo stato durante le precedenti ondate. 
 
I nuovi arrivati sono attualmente accampati nel vicino centro di transito, dove ricevono informazioni, cure mediche di base, pasti caldi e beni di prima necessità. Il centro tuttavia non è attrezzato per ospitare rifugiati per più di due settimane. 
 
Il continuo flusso di rifugiati sta mettendo a dura prova le già limitate risorse. La carenza d’acqua costituisce un grave problema. In collaborazione con l’UNICEF, l’UNHCR sta trasportando l’acqua su camion, ma l’attuale disponibilità di 10 litri per persona al giorno raggiunge solo la metà della quota raccomandata dagli standard. 
 
Per alleviare il congestionamento il Governo di Gibuti ha acconsentito ad aprire un nuovo campo, in un sito che già ne ospitava uno - Holl-Holl. Per preparare il sito per i nuovi rifugiati è necessario ancora molto lavoro. Scavare pozzi per l’acqua, impiantare servizi igienici, allestire una clinica e una scuola, solo alcuni. L’UNHCR auspica che il campo possa cominciare a ricevere rifugiati dalla metà di settembre. 



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