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6 settembre 2011

SUDAN: 20.000 IN FUGA DALLO STATO DI BLUE NILE VERSO L’ETIOPIA

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Sono ormai circa 20.000 le persone arrivate - dalla fine della scorsa settimana - nella regione di Assosa, in Etiopia occidentale, in fuga dai combattimenti nello stato frontaliero sudanese di Blue Nile. È quanto riferisce un team di valutazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) rientrato ieri da Assosa, dove continuavano ad affluire altri rifugiati.

I nuovi arrivati entrano in Etiopia soprattutto attraverso Kurmuk e Gizen, vicino Sherkole, circa 770 chilometri a ovest di Addis Ababa. Altri attraversano il confine a Bamaza, più a nord.

Complessivamente appaiono buone le condizione fisiche dei rifugiati, che comunque hanno bisogno di cibo, acqua e alloggio. Alcuni nell’area di Gizen hanno occupato scuole, altri sono ospitati da famiglie locali nei villaggi vicini. Coloro che vogliono essere trasferiti vengono portati nell’esistente campo per rifugiati di Sherkole. La maggior parte di loro però preferisce restare vicino al confine, nella speranza che i combattimenti cessino presto e di poter tornare a casa.

I primi trasferimenti nel campo di Sherkole sono cominciati sabato scorso. Il campo era stato aperto nel 1997 per accogliere le persone in fuga dalla guerra civile tra nord e sud in Sudan. Finora sono 2.500 i rifugiati trasferiti nel sito.

L’UNHCR ha inviato ad Assosa beni di prima necessità. Da Addis Abeba sono in arrivo altri aiuti destinati ai rifugiati che si trovano a Sherkole e nei villaggi lungo la frontiera. L’UNICEF fornisce contenitori per l’acqua e aiuti sanitari, il Programma Alimentare Mondiale sta inviando urgentemente nell’area aiuti alimentari.

Sherkole già ospita 4.000 rifugiati sudanesi e può accoglierne altri 6.000. Il governo etiopico ha poi indicato altri tre siti nei quali ospitare i nuovi arrivati. Si tratta di Tongo, Bambasi e Gure - non lontani da Sherkole - ognuno con una capacità di 10.000 posti. L’UNHCR ha avviato i lavori di preparazione in modo che i siti possano ricevere i rifugiati.

L’Agenzia ha poi dispiegato - e continuerà a farlo - altri operatori nell’area per rispondere in maniera più efficace all’emergenza. Prima di quest’ultima ondata l’Etiopia già ospitava 26.000 rifugiati sudanesi in due campi.

In Sudan inoltre - dicono le informazioni a disposizione dell’UNHCR - decine di migliaia di persone sarebbero fuggite dalle proprie case, pur restando all’interno del paese, nello stesso stato di Blue Nile o dirigendosi più a nord, verso lo stato di Sennar. L’Agenzia non è in grado di confermare queste cifre poiché al momento solo la Società della Mezzaluna Rossa Sudanese ha accesso agli sfollati. La Società ha effettuato una prima valutazione e fornito una parziale assistenza, ma diverse aree tra le città di Damazine e Kurmuk non sono accessibili.

L’UNHCR reitera il proprio appello sia al governo del Sudan e sia al Movimento Popolare di Liberazione del Sudan - Nord affinché mettano fine ai combattimenti e consentano l’accesso da parte del personale umanitario per fornire assistenza d’emergenza. L’Agenzia esorta poi entrambe le parti a garantire la protezione degli operatori umanitari e dei beni, tra cui i depositi nei quali sono stoccati aiuti di vitale importanza.




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