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09 settembre 2011

SOMALIA: RAFFORZATE LE OPERAZIONI ALL’INTERNO DELLA SOMALIA

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In certe aree della Somalia la situazione della sicurezza può dirsi in leggero miglioramento. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) accresce la propria presenza nelle regioni di frontiera del paese e nella capitale Mogadiscio. Nella giornata di ieri un team dell’UNHCR ha effettuato una missione a Liboi (Kenya) e Dobley (regione di Lower Juba, Somalia) - il principale punto di transito sulla rotta che conduce ai campi per rifugiati di Dadaab - per concludere gli accordi che consentiranno all’Agenzia di aprire un ufficio a Dobley.

Una volta ottenute le autorizzazioni di sicurezza, le strutture saranno disponibili anche per le altre agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni non governative internazionali, come già avviene in altri uffici locali dell’UNHCR in altre regioni della Somalia. Accordi simili sono stati stipulati per Dollow (regione di Gedo) e Mogadiscio: anche in questi casi è l’UNHCR a garantire le strutture. Al momento a Dollow e Dobley è presente solo personale locale mentre a Mogadiscio è attivo anche staff internazionale.

La missione a Dobley - a circa 20 chilometri dal confine Somalia-Kenya - è stata condotta dal nuovo Coordinatore UNHCR per l’emergenza in Somalia per le regioni di Gedo e Juba. Il team UNHCR ha incontrato le autorità locali, che hanno evidenziato le necessità prioritarie e in particolare quelle relative a cibo, acqua e assistenza medica. Sono state inoltre identificati i tre gruppi più bisognosi di assistenza: gli sfollati provenienti dal sud della Somalia (dalle regioni di Mogadiscio, Kismayo, Bay e Bakool), gli allevatori sfollati dalle proprie aree d’origine intorno a Dobley e le famiglie vulnerabili tra le 3.500 della città.

A Dobley sono diverse le agenzie impegnate nell’assistenza, distribuendo cibo cucinato, razioni alimentari, buoni per acquisti e garantendo una limitata assistenza medica. Le necessità tuttavia sono ingenti e la risposta umanitaria deve necessariamente crescere. L’UNHCR contribuirà anche al coordinamento delle attività umanitarie nelle prossime settimane, quando il personale di altre agenzie delle Nazioni Unite arriverà in città.

Nel loro percorso verso Dadaab, ogni giorno 65 famiglie si spostano da Dobley a Liboi - dicono i partner dell’UNHCR nelle attività di mappatura degli spostamenti di popolazione all’interno della Somalia. Molti altri utilizzano rotte alternative, passando per Diif e Degelema dal lato somalo e per Dhadag Bulla in Kenya. È comunque alto il numero di sfollati in entrambe le località che hanno bisogno di assistenza.

A Dobley la missione dell’Agenzia ha incontrato agenzie locali e internazionali e organizzazioni non governative, che hanno confermato come nelle ultime settimane oltre 1.200 persone al giorno abbiano attraversato il confine per recarsi in Kenya. Gli ultimi arrivati a Dobley  - provenienti principalmente da città delle regioni di Lower Juba e Middle Juba - hanno espresso l’intenzione di tornare nei propri luoghi d’origine una volta ricevuta l’assistenza. Molte famiglie locali ospitano i nuovi arrivati, in certi casi anche sei o sette famiglie per volta. Ma adesso le limitate risorse delle famiglie d’accoglienza sono al limite. Questo non fa che ribadire la necessità di una rapida e massiccia risposta umanitaria nelle aree di frontiera.

Nella città di confine di Liboi, in Kenya, invece c’erano dozzine di nuovi arrivati dalla Somalia in attesa di essere trasportati nei campi di Dadaab, a circa 80 chilometri.

Sono oltre 917.000 - secondo le stime dell’UNHCR - i somali che attualmente sono rifugiati nei 4 paesi limitrofi: Kenya, Etiopia, Gibuti e Yemen. Circa 1 su 3 è stato costretto alla fuga nel corso di quest’anno. Complessivamente i somali sfollati all’interno del proprio paese sono invece oltre 1,4 milioni. In tutto quindi circa un terzo dei 7,5 milioni di somali è stato costretto a lasciare la propria casa.




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