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16 settembre 2011

LIBIA: PREOCCUPA LA SITUAZIONE DI MIGRANTI, RICHIEDENTI ASILO E RIFUGIATI

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La situazione dei cittadini di paesi terzi - tra cui i rifugiati - all’interno della Libia continua a preoccupare l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e le agenzie partner attive nel paese. L’UNHCR e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) hanno lavorato a stretto contatto con il Team di stabilizzazione del Consiglio Nazionale di Transizione per cercare di migliorare la situazione della protezione di rifugiati e migranti. Il Team di stabilizzazione si sta già coordinando con il Ministro della Giustizia e il Ministero dell’Interno per mettere in atto una strategia che preveda messaggi informativi destinati al pubblico, il rilascio di documentazione temporanea per i migranti e l’identificazione di alloggi e altri servizi da mettere a disposizione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati più vulnerabili. 
 
Gli operatori UNHCR hanno svolto una serie di visite nelle aree di Tripoli dove vivono rifugiati e richiedenti asilo. Hanno incontrato un gruppo di 60 sudanesi del Darfur - alcuni dei quali rimasti feriti nel conflitto - ma il rapporto con la comunità locale sembra stabile. Un gruppo di eritrei ha riferito che due loro connazionali sono rimasti uccisi nel fuoco incrociato durante il conflitto a Sabha. Da quando UNHCR e OIM hanno ripristinato i loro rispettivi servizi di assistenza telefonica nell’area di Tripoli, rifugiati e migranti hanno effettuato molte chiamate riferendo di numerosi episodi relativi alla protezione, tra cui detenzione e necessità di assistenza alimentare. 
 
A Zintan, nella regione dei monti Nafussa, l’UNHCR è stato contattato dal locale consiglio militare con la richiesta di individuare soluzioni per un gruppo di cittadini di paesi terzi, probabilmente somali. La stessa Agenzia ha ricevuto notizie di un gruppo di somali in fuga dall’area di Sabha, attualmente circondata dalle forze del Consiglio di Transizione. UNHCR, OIM e un’agenzia partner stanno organizzando l’evacuazione del gruppo a Tripoli. 
 
L’UNHCR ha inoltre effettuato diverse visite in aree in cui vi sono sfollati libici. Oltre 1.000 persone provenienti dal villaggio di Tewergha - 30 chilometri a sud di Bani Walid - vivono attualmente in tre insediamenti di sfollati nei sobborghi della capitale Tripoli. Dicono che le loro case e le scuole del villaggio sono state distrutte. Circa 6.000 persone provenienti da Bani Walid, poi, hanno cercato riparo dal conflitto fuggendo in tre località situate tra 30 e 60 chilometri dalla città.  
 
Nell’est del paese l’organizzazione Libyan Aid ha riferito che a Bengasi sono presenti ancora oltre 50.000 sfollati, anche se in diverse città - come Ajdabiya - si cominciano a registrare i primi ritorni. Degli sfollati originari di Brega tuttavia solo un piccolo numero ha fatto ritorno. Essi hanno citato la mancanza di energia elettrica, di servizi sanitari e la presenza di ordigni inesplosi come i principali ostacoli al ritorno. Il partner dell’UNHCR, ACTED è in procinto di intraprendere un’operazione di valutazione dei danni agli alloggi nella Libia orientale e distribuire gli aiuti per gli alloggi e i kit di utensili per cucinare dell’UNHCR a centinaia di famiglie provenienti da Brega, Ras Lanouf, Zlitan e altre città. 



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