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27 Settembre 2011
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e le agenzie partner lanceranno oggi un appello formale per assistere le persone che fuggono dallo stato sudanese di Blue Nile per cercare rifugio nell’ovest dell’Etiopia. La cifra richiesta nell’appello congiunto da UNHCR, UNICEF, Programma Alimentare Mondiale (PAM) e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ammonta a 18,3 milioni di dollari, che serviranno per aiutare fino a 35.000 rifugiati.
La quota parziale richiesta dall’UNHCR è di 10 milioni di dollari.
Secondo le stime, dall’inizio dell’esodo - lo scorso 3 settembre - circa 25.000 rifugiati si sono riversati in Etiopia. Ma nel Blue Nile le ostilità non accennano a cessare e l’Alto Commissariato prevede che il numero di persone in fuga continui ad aumentare. Nella giornata di ieri si sono registrati nuovi bombardamenti aerei, che fanno seguito a quelli di mercoledì e venerdì della scorsa settimana.
I rifugiati entrano in Etiopia principalmente dal posto di frontiera di Kurmuk, dove nella sola giornata di venerdì scorso sono passate 1.500 persone. Fuggono dai combattimenti nell’area di Damazine, la capitale dello stato di Blue Nile, raccontano gli stessi rifugiati agli operatori UNHCR. Prima di raggiungere un posto sicuro hanno dovuto camminare anche per una settimana.
Nelle ultime settimane lo staff UNHCR ha registrato movimenti alla frontiera in entrata e in uscita, ma il profilo di queste persone non è sempre lo stesso. Oggi la maggior parte di coloro che sono arrivati è costituita da famiglie che portano con sé i propri averi e il bestiame.
I rifugiati sono perlopiù ospitati dalla popolazione locale dell’area di Kurmuk. Molti sono costretti a dormire all’aperto, rischiando di ammalarsi. Un’ulteriore preoccupazione è costituita dalle condizioni di sicurezza dei rifugiati nei villaggi intorno a Kurmuk, che si trova vicino alle aree del Sudan dove sono in corso i bombardamenti aerei.
Per questo l’UNHCR e l’Amministrazione governativa per i rifugiati e per i rifugiati rimpatriati sono impegnati nel trasferimento di queste persone nel campo di Sherkole - circa 50 chilometri a sud-est - dove possono beneficiare di servizi di base e migliore protezione. Sono 3.000 finora i rifugiati trasferiti e si prevede che il ritmo delle operazioni crescerà ulteriormente, dal momento che sono gli stessi leader delle comunità dei rifugiati a chiedere di essere trasferiti. Anche l’OIM partecipa alle operazioni di trasferimento dei rifugiati e dei loro averi a Sherkole.
Con l’arrivo di un numero sempre maggiore di rifugiati il Governo dell’Etiopia ha messo a disposizione terreni per allestirvi due centri di transito nei pressi dei principali posti di frontiera. Il centro di Farmatsore sarà in grado di accogliere circa 3.000 persone che faranno ingresso nel paese dal confine di Kurmuk, mentre il campo di transito di Adimazin - vicino alla frontiera di Gizen - potrà ospitare altre 5.000 persone. Anche in un altro sito - Tonga - sono in corso lavori per l’allestimento di un campo.
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