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31 ottobre 2008
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha ricevuto preoccupanti rapporti che segnalano che molti campi per gli sfollati interni vicino alla città di Rutshuru, nella Provincia del Nord Kivu, circa 90 km a nord di Goma, sono stati sgomberati con la forza, depredati e bruciati. L’UNHCR sta attualmente cercando di verificare questi rapporti, ricevuti da alcuni suoi partner umanitari. L’UNHCR è estremamente preoccupato per la sorte di 50.000 sfollati che vivono in quei campi, tra i quali i campi di Dumez, Nyongera e Kasasa, gestiti dall’UNHCR, e altri siti improvvisati. L’area intorno a Rutshuru, dove l’UNHCR ha una sede, è stata teatro di scontri nelle ultime settimane ed è attualmente sotto il controllo dei ribelli. L’UNHCR sta tentando di controllare la veridicità dei rapporti, ma le condizioni di sicurezza continuano a ostacolare gli sforzi.
L’Alto Commissario Antònio Guterres si è appellato a tutte le parti in causa nel conflitto affinché rispettino i principi umanitari e garantiscano la sicurezza dei civili e di coloro che tentano di prestare aiuto. “Centinaia di migliaia di persone che hanno già sofferto fin troppo sono in pericolo e hanno un disperato bisogno di aiuto”, ha detto Guterres questa mattina. “Come operatori umanitari, il nostro compito è dare, più in fretta possibile, un’assistenza che possa salvare loro la vita. Stiamo cercando di farlo nonostante le condizioni ambientali altamente variabili, caratterizzate anche da diffusi abusi dei diritti umani e da vuoti legislativi. Mentre noi facciamo del nostro meglio per aiutare le vittime innocenti, bisogna trovare una soluzione politica e ci appelliamo a tutte le parti in causa perché mettano fine a questo conflitto”.
A Goma, la capitale della Provincia del Nord Kivu, un team delle Nazioni Unite sta cercando di reggiungere Kibati, circa 10 km a nord della città, per verificare le notizie secondo le quali alcuni dei 45.000 sfollati scappati dai due campi stanno iniziando a tornare. Mercoledì a Kibati le persone precedentemente sfollate sono fuggite di nuovo in preda al panico mentre le forze ribelli si avvicinavano a Goma. (Nota: i team congiunti di UNHCR, Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) e Unicef avevano raggiunto i campi profughi di Kibati e avevano riferito che gli sfollati erano tornati e i campi sembravano più affollati che mai. Le Nazioni Unite stavano distribuendo aiuti d’emergenza.)
Stamattina lo staff dell’UNHCR a Goma ha riferito che la situazione è calma, ma tesa. L’ufficio è aperto e gli operatori stanno lavorando, ma le restrizioni di sicurezza sui movimenti della popolazione rimangono rigide.
Molti congolesi fuggiti dagli scontri a nord di Goma si sono diretti verso l’Uganda per mettersi in salvo. Da quando hanno avuto inizio gli ultimi scontri ad agosto, più di 8.500 rifugiati hanno attraversato il confine con l’Uganda – circa 2.500 di loro negli ultimi tre giorni, secondo i rapporti forniti da un team dell’UNHCR che si trova in Uganda, nella città di confine di Busanza. Circa 600 rifugiati sono arrivati solo questa mattina. Molti hanno riferito di aver camminato per più di 20 ore dalla zona di Rugarama, in Congo, a circa 17 km dal confine con l’Uganda.
La maggior parte dei rifugiati congolesi in Uganda sono dislocati in una dozzina di villaggi lungo il confine con la Repubblica Democratica del Congo. Sono ospitati da famiglie locali, amici o parenti. Per ora le loro condizioni sono buone, ma si teme che la situazione potrebbe degenerare presto se le strutture mediche, idriche e igieniche non riusciranno a sopportare l’aumento dei bisogni. Le operazioni logistiche sono molto complicate in questa remota area. Inoltre le scorte alimentari in quest’area dell’Uganda dipendono generalmente dalle importazioni di cibo dalla Repubblica Democratica del Congo.
La sede dell’UNHCR in Uganda sta lavorando per edificare un piccolo centro di transito nella città di Kisoro per i rifugiati congolesi che vogliono poi raggiungere il campo profughi di Nakivale, 350 km all’interno dell’Uganda dove finora più di 2.000 nuovi rifugiati della Repubblica Democratica del Congo hanno trovato assistenza e rifugio.
Nel frattempo circa 1.200 rifugiati sono fuggiti in Rwanda e martedì sono rimasti in una scuola a Gisenyi. Non hanno voluto essere registrati dall’UNHCR né essere trasportati nel centro di transito. Il team dell’UNHCR ha dato loro assistenza. Mercoledì, quando gli operatori sono tornati alla scuola per stabilire in modo più preciso quali fossero le necessità – la maggior parte dei rifugiati erano già tornati a Goma per controllare le loro proprietà e le condizioni dei familiari che erano rimasti indietro oppure si erano trasferiti con i loro parenti a Gisenyi. E’ stato anche riferito che alcuni dei rifugiati avrebbero attraversato il confine con l’Uganda.
E’ evidente che l’UNHCR farà richiesta di ulteriori fondi per soddisfare i nuovi bisogni. E’ necessario distribuire urgentemente teli di plastica, coperte, materassini, taniche, secchi, zanzariere, set da cucina e articoli sanitari e sembra che sarà anche necessario edificare nuovi siti per i nuovi sfollati e riorganizzare quelli esistenti nel Nord Kivu.
Nel Nord Kivu 16 siti gestiti dall’UNHCR già ospitano circa 100.000 persone, inoltre ci sono più di 40 accampamenti improvvisati che accolgono decine di migliaia di civili. In tutto si tratta di oltre un milione di sfollati interni nel Nord Kivu.