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11 Novembre 2011
Il protrarsi del conflitto e le cattive condizioni del tempo non fanno che aggravare ulteriormente la già difficile situazione umanitaria. Sono pochi i rifugiati che oltrepassano il confine per entrare in Kenya - riferiscono gli operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) di base nella città sud-occidentale di Dobley. Questo rallentamento si deve principalmente alle strade rese impraticabili dalle piogge e al timore di essere coinvolti nel conflitto.
A Dobley - a soli 18 chilometri dal confine - comunque continuano ad arrivare persone. Raccontano allo staff UNHCR di essere fuggiti a causa delle notizie che si stanno diffondendo su incombenti scontri militari nell’area e sui ritorni forzati nelle aree d’origine ad opera delle milizie Al Shabaab. Lo scorso fine settimana 6 camion con a bordo quasi 180 sfollati provenienti dal distretto di Afgooye - la maggior parte dei quali dal campo K50 - sono arrivati a Dobley dopo un viaggio di 27 giorni lungo le strade allagate. Hanno detto di aver ricevuto istruzioni di tornare nelle proprie terre da parte di Al Shabaab, ma loro hanno scelto di recarsi a Dobley per ricevere assistenza umanitaria.
A Mogadiscio, in collaborazione con le agenzie partner, l’UNHCR sta completando una valutazione sulla popolazione di sfollati nella capitale somala. Lo studio ha fornito una mappatura degli insediamenti di sfollati e raccolto dati demografici e sulle famiglie. Sono state inoltre registrate le coordinate GPS di tutti gli insediamenti presenti in 14 dei 16 distretti di Mogadiscio - 2 non erano accessibili per motivi di sicurezza - e oltre 500 operatori hanno svolto una rilevazione su 7.000 famiglie. I primi risultati - ma devono essere ancora completate le rilevazioni GPS di 2 distretti - rivelano che gli insediamenti di sfollati sono quasi 300, di varie dimensioni. La cifra complessiva della popolazione di sfollati a Mogadiscio verrà presentata la prossima settimana a funzionari del Governo Federale di Transizione (Transitional Federal Government, TFG), prima di essere condivisa con la comunità umanitaria.
A Nairobi inoltre è stato lanciato ieri un rapporto - realizzato con il sostegno dell’UNHCR - sul danno causato dal conflitto militare alla popolazione civile e sulle modalità per affrontarlo. Il rapporto è stato compilato dall’organizzazione non governativa internazionale CIVIC sulla base di oltre 100 interviste realizzate tra febbraio e giugno con civili somali, agenzie umanitarie, donatori internazionali delle Nazioni Unite e personale dell’AMISOM - la missione dell’Unione Africana in Somalia - a Mogadiscio, nei campi di Dadaab e tra i somali di tutto il mondo. Il rapporto ‘Civilian Harm in Somalia: Creating an Appropriate Response’ concentra il proprio sguardo sull’assistenza alla popolazione civile colpita dalla guerra. Attualmente non esistono obblighi giuridici per le parti in conflitto sul risarcimento dei civili colpiti dalle operazioni militari.
L’UNHCR evidenzia il dovere morale di compensare i civili per la perdita di proprietà, di arti o della vita a causa delle attività militari. L’Agenzia esorta inoltre i donatori a mettere a disposizione il sostegno finanziario necessario per finanziare l’implementazione delle raccomandazioni contenute nel rapporto, in modo che l’AMISOM possa stabilire un’efficace politica di risarcimenti.
Tra le raccomandazioni enunciate nelle 60 pagine del documento vi è l’istituzione di un meccanismo per tracciare, analizzare, investigare e rispondere a tutti gli episodi di danno ai civili. Il rapporto esorta quindi tutte le parti coinvolte nel conflitto in Somalia a cessare immediatamente le azioni contro la popolazione civile e le agenzie umanitarie.
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