Trasportare aiuti urgentemente necessari a circa 50.000 rifugiati sudanesi. Questo l'obiettivo dell'imponente operazione di ponte aereo dal Kenya al Sud Sudan lanciata oggi dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).
Il primo dei 18 voli dell'Hercules C-130 è partito questa mattina da Nairobi con a bordo 12 tonnellate di aiuti, tra cui teli di plastica, materassi, coperte, zanzariere, secchi, taniche per l'acqua e kit di utensili per cucinare. Il velivolo è atterrato intorno alle 11 ora locale all'aeroporto di Malakal, in Sud Sudan, un'importante pista d'atterraggio vicino alle località dove sono insediati i rifugiati.
Sui successivi 17 voli viaggeranno altre 272 tonnellate di aiuti prelevati dai depositi dell'UNHCR a Nairobi. Una volta a Malakal, la merce sarà trasportata via terra nella contea di Maban - nello stato di Upper Nile - circa 300 km a nord-est. Oppure a ovest, nello stato di Unity. Il costo dei 18 voli è stimato in 1,5 milioni di dollari, mentre il valore degli aiuti è di 2,5 milioni di dollari.
Oltre a questi voli, nelle prossime settimane l'Agenzia conta di inviare in Sud Sudan 10.000 tende che attualmente si trovano nel deposito di Dubai. Oltre 8 milioni di dollari il costo dell'operazione.
Negli ultimi mesi gli stati sud-sudanesi di Upper Nile e Unity hanno generosamente accolto rifugiati in fuga dai combattimenti negli stati di Blue Nile e Kordofan Meridionale, in Sudan. Molte famiglie sono fuggite riuscendo a portare con sé solo pochi averi. Poi hanno dovuto camminare per settimane nella boscaglia, fermandosi dove trovavano dell'acqua e ripartendo quando la fonte si andava esaurendo. Alcuni sono rimasti bloccati nelle foreste al confine col Sud Sudan.
Sono così 40.000 i rifugiati arrivati dallo scorso settembre nello stato di Upper Nile. Circa 25.000 di loro si trovano nel campo di Doro, mentre si stima che intorno a 15.000 persone siano bloccate nell'area di frontiera di Elfoj. Entrambe le località si trovano nella contea di Maban. Secondo alcune informazioni sarebbero poi circa 27.000 i rifugiati sparsi nellarea di confine di Guffa, più a nord. I team di operatori UNHCR che monitorano la situazione alla frontiera stanno cercando di raggiungere queste aree remote per verificare tali informazioni.
Prima dei voli cominciati oggi, l'Agenzia aveva distribuito aiuti già presenti sul posto a oltre 19.000 rifugiati sudanesi nel campo di Doro. Tra gli aiuti consegnati, teli di plastica per allestire alloggi, materassi, coperte, secchi e taniche per l'acqua, zanzariere per prevenire la malaria, sapone e utensili da cucina. Adesso il deposito UNHCR nel campo è quasi vuoto, in attesa di essere rifornito con il ponte aereo da Nairobi.
Nel campo di Doro, la scorsa settimana le autorità di Maban hanno avviato l'operazione di demarcazione del terreno che consentirà ai rifugiati di costruire alloggi più duraturi. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) si occupa di fornire razioni alimentari, mentre Oxfam sta scavando pozzi da cui estrarre acqua. Medici Senza Frontiere (MSF) Belgio ha impiantato i primi servizi igienici comuni e sta effettuando gli screening medici e nutrizionali. Diverse altre agenzie poi si stanno aggiungendo a quelle operanti nel campo o stanno realizzando - fuori dell'insediamento di rifugiati - progetti che coinvolgono anche le comunità locali.
A circa 70 km di distanza l'UNHCR e le agenzie partner stanno allestendo un altro sito - a Jammam - in grado di ricevere i 15.000 rifugiati attualmente bloccati a Elfoj. Garantire la fornitura d'acqua, l'assistenza medica e la bonifica dalle mine, le priorità dell'impegno in corso.
Nello stato di Unity sono invece 22.000 i rifugiati provenienti dai monti Nuba, nel Kordofan Meridionale, che dal mese di agosto hanno trovato riparo nell'insediamento di Yida. Il sito - un accampamento di fortuna - si trova nei pressi del confine e in passato è stato oggetto di aggressioni. L'ultima delle quali a metà novembre. L'UNHCR e le agenzie partner garantiscono assistenza d'emergenza, ma allo stesso tempo cercano di persuadere i rifugiati a spostarsi in aree più sicure, lontano dalla frontiera. Per questo - più a sud nello stato di Unity - sono in corso lavori su siti alternativi. Una volta nei nuovi insediamenti, i rifugiati - oltre a usufruire dei servizi di base come cibo, acqua e cure mediche - potranno frequentare la scuola, ricevere formazione professionale e praticare agricoltura e altre attività produttive.