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Con il ritorno a casa della grande maggioranza dei quasi 2 milioni di sfollati interni, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) termina le proprie attività di assistenza in Uganda.
Dopo 5 anni di assistenza e protezione alle persone in fuga dai combattimenti tra l’esercito ugandese e i ribelli del Lords Resistance Army, la scorsa settimana l’Agenzia ha chiuso il proprio ufficio a Gulu, nel nord del paese. All’apice del conflitto - nel 2005 - in 251 campi disseminati in 11 distretti del nord dell’Uganda vivevano 1,84 milioni di sfollati.
Da quando nel 2006 le parti in conflitto hanno siglato un accordo per la cessazione delle ostilità, quasi tutti gli sfollati hanno fatto ritorno ai propri villaggi con mezzi propri. Nel 2006 l’UNHCR ha aperto un ufficio a Gulu, concentrando il proprio impegno sulla gestione del campo e sulla protezione degli sfollati. L’Agenzia ha finora assistito 11.600 sfollati tra i più vulnerabili a tornare a casa o nel processo di integrazione nei luoghi d’accoglienza. Ciò ha comportato la risoluzione delle questioni legate alla terra, la costruzione di alloggi e servizi igienici per gli individui bisognosi, la fornitura kit di assistenza iniziale e una rete di sostegno e sicurezza, nella forma di coperte, set di utensili da cucina, bestiame, sementi e strumenti di lavoro.
L’UNHCR ha poi fornito alla comunità in cui gli sfollati fanno ritorno assistenza di base per la reintegrazione, fornendo acqua e costruendo strade, scuole, centri medici, posti di polizia e altre infrastrutture.
Nei 4 campi che rimangono - ma anche in ex campi, centri di transito e comunità locali - vivono ancora circa 30.000 sfollati. Sono quindi 247 i campi chiusi, dopo aver ripulito e riportato il terreno alle condizioni precedenti, e restituito la terra ai proprietari originari.
Ulteriori azioni e interventi in favore degli sfollati rientrati ora sono integrati nei programmi di lungo periodo del governo per lo sviluppo e la ripresa. Ciò mira a garantire che la transizione dall’impegno umanitario e di assistenza verso lo sviluppo e la ripresa avvenga nella maniera più scorrevole possibile e a preservare la sostenibilità dei ritorni. L’UNHCR ha poi passato di mano il proprio ruolo nel settore della protezione alla Commissione ugandese per i diritti umani, che ora gestisce le questioni relative alla terra e ai diritti umani degli sfollati.