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20 gennaio 2012

R.D. DEL CONGO: NUOVI SCONTRI E INSICUREZZA PROVOCANO ESODI NELL’EST

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Oltre 100.000 civili costretti a lasciare le proprie case dalla fine di novembre. Questo il bilancio della nuova ondata di violenza che in varia misura coinvolge le truppe governative, le forze FDLR e gruppi di resistenza locali nella instabile regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). 

È seria la preoccupazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per le conseguenze che tale violenza può comportare per la popolazione civile. 

Nel Kivu Settentrionale sono circa 35.000 le persone sfollate come risultato degli scontri tra i gruppi miliziani rivali nei territori di Walikale e Masisi. Almeno 22 sarebbero le vittime e un numero sconosciuto di donne sarebbero state stuprate durante i combattimenti. 

Nonostante il limitato accesso umanitario, a causa dell’insicurezza prevalente nella regione, il personale di UNHCR, OCHA e della Missione di peacekeeping ONU (MONUSCO) è riuscito a incontrare alcuni sfollati nel corso di una missione di valutazione svolta la scorsa settimana nelle aree colpite. Villaggi deserti, dati alle fiamme, centri medici saccheggiati. È quello che gli operatori hanno trovato. Nell’area di Walowa Yungu, ad esempio, 14 villaggi su 18 erano stati praticamente abbandonati dai residenti. 

La maggior parte degli sfollati ha trovato un alloggio presso famiglie, in accampamenti sovraffollati o occupando scuole. Avrebbero perso l’accesso ai loro terreni coltivati - hanno detto alcuni di loro agli operatori del team di valutazione - e sarebbero vittime di lavoro forzato, molestie e violenza. 

Nel Kivu Meridionale sono invece 70.000 le persone sfollate dal mese di novembre a seguito degli attacchi a Shabunda. Circa 4.400 - dicono fonti locali - sarebbero fuggiti dai violenti attacchi delle ultime due settimane. Gli sfollati cercano rifugio nella provincia del MONUSCO, ma si starebbero spostando anche verso le vicine province di Maniema e Katanga. 

L’UNHCR lavora con le agenzie partner per far fronte alle necessità della popolazione sfollata, non appena riesce ad accedervi. L’assistenza comprende alloggio, acqua potabile, cibo e cure mediche. Oltre all’assistenza materiale, gli operatori sul terreno forniscono anche sostegno psico-sociale alle vittime di stupro e di altri traumi causati dalla violenza. 

Prima degli attuali attacchi, nelle due regioni del Kivu le persone sradicate da anni di violenza armata erano già 1.119.597. 

Più a sud, l’UNHCR ha ricevuto notizia di oltre 12.000 persone recentemente sfollate nella provincia di Katanga. La missione congiunta interagenzie - che vede anche la partecipazione dell’UNHCR - in programma per questa settimana è stata rinviata per ragioni di sicurezza. Secondo le prime informazioni a disposizione dell’UNHCR, il 65% di questi sfollati sarebbe costituito da giovani ragazzi e ragazze che hanno cercato rifugio in 17 villaggi nel territorio di Mitwaba. Sarebbero fuggiti da nuove azioni dei miliziani in questa provincia relativamente stabile.




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