22 GIUGNO 2012
SOMALIA: PROSEGUE L'ESODO DEGLI SFOLLATI IN CERCA DI SICUREZZA E ASSISTENZA
Un nuovo studio di valutazione condotto dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sulla popolazione presente nel corridoio di Afgooye - a ovest della capitale somala Mogadiscio – rivela una significativa riduzione nel numero di sfollati che vive nell'area.
In base ai dati raccolti a maggio l'Agenzia ha calcolato che fino a 120.000 sfollati potrebbero ancora vivere lungo questa area lunga 30 chilometri. Al picco della crisi di sfollati del 2010 questa era l'area con la maggiore densità di popolazione di sfollati dell'intera Somalia. Allora gli sfollati che vivevano nell'area erano ben 400.000.
Le ultime stime – elaborate attraverso immagini satellitari – mostrano un ambiente incerto e volatile per gli sfollati in Somalia meridionale e centrale e la loro costante ricerca di sicurezza, di un riparo e di assistenza.
Gli sfollati costituiscono ancora l'ampia maggioranza della popolazione del corridoio. In gran parte sono fuggiti dai combattimenti a Mogadiscio tra il 2007 e il 2010. Siccità e carestia hanno poi provocato nuovi esodi nel 2011.
Dall'ultima valutazione ufficiale della popolazione nel corridoio – effettuata nel settembre 2010 – diversi avvenimenti hanno innescato nuovi spostamenti da quest'area.
Appena dopo la dichiarazione dello stato di carestia lo scorso luglio, molti hanno lasciato il corridoio per dirigersi verso Mogadiscio e le aree meridionali e centrali della Somalia. L'insicurezza, le difficoltà di accesso al corridoio da parte delle agenzie umanitarie e il potenziamento dell'assistenza umanitaria nella capitale hanno costituito fattori di attrazione per la popolazione. Anche le immagini satellitari hanno confermato un aumento degli insediamenti di sfollati a Mogadiscio in quel periodo.
La cessazione delle attività militari su larga scala a Mogadiscio lo scorso agosto ha poi provocato un costante flusso di popolazione dal corridoio alla capitale. Molti sembrano essersi spostati verso insediamenti urbani per sfollati o presso famiglie. Si prevede che la prossima valutazione della popolazione a Mogadiscio mostrerà un notevole incremento nel numero di sfollati.
Lo scorso febbraio, a seguito dell'annuncio di imminenti attività militari nel corridoio, altre persone hanno abbandonato l'area, anticipando l'escalation di violenza. La maggior parte si è diretta verso Mogadiscio, altre verso altre aree meridionali e centrali. Come risultato dell'attività militare del mese scorso, anche gran parte di coloro che sono rimasti nel corridoio si è diretta verso la capitale, verso Afgooye e i villaggi limitrofi.
Il protrarsi dell'insicurezza in Somalia, i molteplici spostamenti e la mancanza di accesso rendono l'operazione di stima della popolazione sfollata estremamente ardua. Con un miglior accesso e lo stabilizzarsi della situazione, l'UNHCR conta di intraprendere una valutazione della popolazione congiunta con altre agenzie presenti sul territorio, in modo da completare i dati sul corridoio di Afgooye ottenuti attraverso le immagini satellitari.
Durante il mese di maggio l'Agenzia ha fornito assistenza a circa 100.000 sfollati nella capitale somala e, la prossima settimana, conta di distribuire materiale per alloggi a 4.500 famiglie (circa 27.000 persone) ad Afgooye.
Nel frattempo nell'area di Dollo Ado, in Etiopia, continuano ad arrivare rifugiati somali ogni giorno. Dalla metà di maggio oltre 1.000 persone hanno raggiunto i campi della regione settimanalmente. I rifugiati riferiscono agli operatori UNHCR in Etiopia di una crescente insicurezza fisica e alimentare in Somalia.
I nuovi arrivi riferiscono inoltre che i miliziani Al Shabaab sono sempre più presenti nelle aree rurali, dove effettuano reclutamento forzato di uomini, anche di minori. La continua condizione di insicurezza e l'aumento della tassazione da parte dei gruppi miliziani vengono citate come ulteriori ragioni per lasciare il paese. Le scarse precipitazioni di aprile e la distruzione dei raccolti da parte di mezzi cingolati – aggiungono i rifugiati – li hanno lasciati senza cibo. Molti arrivano in Etiopia con tutti i loro averi, compresi carretti trainati da asini e bestiame. Infatti – spiegano – non intravedono una possibilità di ritorno in Somalia nel prossimo futuro.