16 dicembre 2008
RD DEL CONGO/SUDAN MERIDIONALE: IN FUGA DALLA VIOLENZA
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) condanna fermamente l’assassinio a sangue freddo di un membro dello staff dell’organizzazione non governativa italiana AVSI (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale) nella turbolenta Provincia del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Uomini armati hanno teso un’imboscata al veicolo che trasportava lo staff dell’AVSI ieri pomeriggio, uccidendo una persona e ferendone un’altra. L’incidente ha avuto luogo appena fuori Rutshuru, la capitale della Provincia del Nord Kivu, a circa 80 km a nord di Goma.
L’AVSI ha avviato le operazioni umanitarie nella RD del Congo nel 2002 e, fra le sue attività, sta attualmente lavorando con i bambini nel nuovo campo dell’UNHCR Mugunga III, a ovest di Goma.
C’è anche preoccupazione per la notizia secondo la quale a Rutshuru i ribelli di Nkunda starebbero esercitando pressioni sugli sfollati, che attualmente cercano rifugio in un campo provvisorio vicino alla base della missione di pace delle Nazioni Unite (MONUC), affinché tornino nei loro villaggi. Circa 10.000 sfollati interni sono accampati intorno alla base della missione MONUC per paura di rappresaglie da parte dei gruppi armati.
Secondo l’UNHCR i ribelli impedirebbero agli sfollati di raggiungere l’accampamento nei pressi della base del MONUC. Sembra che il gruppo ribelle stia reclutando i ragazzi più giovani per fare pattugliamenti notturni e per evitare che la gente raggiunga il sito.
Il team dell’UNHCR in missione a Rutshuru riferisce che la maggior parte delle famiglie sfollate lascia il sito vicino alla base della MONUC durante il giorno per recarsi nei villaggi di origine, tornando prima che scenda la notte. Molti di coloro che hanno parlato con lo staff dell’UNHCR hanno chiesto di essere trasferiti altrove poiché la loro situazione è diventata molto precaria. Hanno anche raccontato di detenzioni arbitrarie ad opera dei ribelli.
Nel frattempo l’UNHCR continua i trasferimenti volontari di sfollati dai precari campi di Kibati, a nord di Goma, al nuovo sito di Mugunga III. Finora l’UNHCR ha dato assistenza a più di 3.200 sfollati che si sono trasferiti a Mugunga III e continua a trasferirne circa 600 al giorno.
Secondo le ultime stime dell’UNHCR, ci sono attualmente più di 142.000 sfollati interni nei sei campi gestiti dall’UNHCR nelle immediate vicinanze di Goma.
Gli scontri nella Provincia di Nord Kivu si sono intensificati alla fine del 2006. Nel gennaio 2008 avevano portato il numero totale di sfollati interni nella regione di Nord Kivu a oltre 846.000. Da quando sono ripresi gli scontri in agosto, circa 250.000 civili sono fuggiti, molti di loro erano già sfollati.
RD DEL CONGO/SUDAN MERIDIONALE: Nel frattempo, più a nord, l’UNHCR si sta preparando a una probabile nuova ondata di rifugiati che si dirigono verso il Sudan meridionale. L’esodo sarebbe causato da un’operazione militare congiunta delle forze congolesi, ugandesi e del Sudan meridionale iniziata domenica per cercare di allontanare il Lord’s Resistance Army (LRA) dai campi nel lontano Garamba National Park, nel nord-est della RD del Congo.
Sembra che i civili che fuggono dagli scontri stiano attraversando il confine con il Sudan, ma per ora non si hanno informazioni sul loro numero. Un team dell’UNHCR con base a Yambio, nello Stato del Western Equatoria nel Sudan meridionale, non riesce a raggiungere il confine per problemi di sicurezza.
Migliaia di rifugiati congolesi sono fuggiti nello Stato del Western Equatoria da metà settembre, dopo i feroci attacchi del LRA nell’area di Dungu, nella RD del Congo nord-orientale. Allora i rifugiati avevano riferito che molti membri delle loro famiglie e amici erano stati rapiti, uccisi e violentati durante gli attacchi del LRA.
Il gruppo di rifugiati arrivati a settembre, circa 5.000 in tutto, era stato temporaneamente sistemato in nove siti intorno a Yambio, tra cui quelli di Sakure, Gangura e Sangua. L’UNHCR e i suoi partner hanno fornito loro assistenza e domani molti di loro saranno trasferiti in un campo più all’interno del Paese. E’ previsto che un primo gruppo di 700 rifugiati sia trasferito dal sito di Sakure domani, seguito da almeno altri 3.000 nei prossimi giorni.
L’operazione di trasferimento è stata ostacolata da molti problemi logistici a causa dell’isolamento dell’area e dall’impraticabilità delle strade per le recenti e abbondanti piogge.
Negli ultimi 20 anni, quasi 2 milioni di persone in Uganda sono state costrette a fuggire a causa dalle attività militari e dalle atrocità legate al LRA. I negoziati di pace ormai naufragati con il LRA avevano alimentato la speranza che i movimenti forzati della popolazione sarebbero terminati. Invece molte persone sono di nuovo in fuga.