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19 dicembre 2008
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha lanciato un appello di 92 milioni di dollari per alleviare la tragica situazione di quasi 250.000 somali in uno dei più vecchi, ampi, e congestionati campi del Kenya, a fronte della crescente preoccupazione per possibili nuovi arrivi causati dal deteriorarsi della situazione in Somalia.
L’assistenza d’emergenza ai rifugiati somali a Dadaab ha lo scopo di ridurre il drammatico sovraffollamento in tre campi adiacenti che attualmente eccedono di tre volte la loro capacità e in cui continuano ad arrivare ogni mese migliaia di persone. Il complesso dei campi di Dadaab, vecchio di 17 anni, è situato nel Kenya orientale, vicino al confine con la Somalia.
A fronte di un conflitto in patria che non mostra segni di affievolimento, più di 60.000 somali hanno finora attraversato il confine con il Kenia nel 2008. La maggior parte provengono da Mogadiscio e dalle regioni del Basso Juba di Kismayo, Jamame e Afmadow. La crisi in atto è ulteriormente peggiorata dalle difficili condizioni di siccità, di mancanza di cibo e di intense alluvioni nel Corno d’Africa.
L’Alto Commissario Antonio Guterres è stato due giorni a Dadaab in giugno e ha promesso ai residenti nel campo che l’UNHCR avrebbe sviluppato un piano globale per affrontare i problemi della congestione del campo e delle legittime preoccupazioni socio-economiche della comunità ospitante. Ha inoltre affermato che serve subito un’azione per migliorare le condizioni di vita generali di una comunità di rifugiati che ha già sofferto fin troppo. Allo stesso tempo bisogna essere preparati per l’eventualità che l’instabilità in Somalia persista e che continuino i flussi legati a questa situazione.
Il programma include la costruzione di due nuovi campi per alleggerire la congestione nei tre campi esistenti di Dadaab e anche le misure necessarie per soddisfare i bisogni dei nuovi arrivati dalla Somalia. L’UNHCR e il governo kenyota stanno attivamente cercando altri terreni per costruire i nuovi campi, ognuno dei quali ospiterà fino a 60.000 persone. Ulteriori fondi sono necessari anche per la protezione e l’assistenza legale; per gli aiuti alimentari complementari e supplementari; e per la fornitura di articoli casalinghi di base. Altre attività includono l’accesso sicuro ai servizi di base attraverso progetti fondati sulla comunità keniota, che si è dimostrata estremamente generosa nel corso degli anni.
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