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17 ottobre 2008

GEORGIA: RITORNI IN MASSA NELLA ZONA CUSCINETTO

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Nell’ultima settimana, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è stato testimone di un ritorno in massa degli sfollati interni georgiani ai loro villaggi nella zona cuscinetto che circonda la provincia autonomista dell’Ossezia del Sud.

I team dell’UNHCR che stanno monitorando i rientri hanno riferito che più di 20mila persone sono tornate da quando le truppe russe si sono ritirate dalla zona cuscinetto, lo scorso 8 ottobre. La maggior parte di queste persone sta tornando nelle proprie case e nei propri villaggi nella zona cuscinetto o va a controllare se la situazione sia sicura e accettabile. L’UNHCR sta avvisando tutti coloro che tornano in quell’area di stare attenti alle mine e agli ordigni inesplosi. Alcuni incidenti si sono già verificati.

All’inizio di questa settimana, la tendopoli dell’UNHCR nella città georgiana di Gori, a sud dell’Ossezia del Sud, è stata chiusa dopo che gli ultimi sfollati erano partiti per tornare alle loro case nella zona cuscinetto o erano stati ricollocati in centri collettivi. L’UNHCR ha iniziato a smantellare le tende e le infrastrutture del campo.

Su 133mila sfollati interni registrati dalle autorità georgiane durante il conflitto di agosto, l’UNHCR stima che più di 78mila siano tornati alle loro case in tutto il territorio della Georgia. Secondo le autorità russe nell’Ossezia del Nord sono rimaste meno di 2mila persone delle circa 30mila che erano scappate dall’Ossezia del Sud ad agosto.

Oltre ad assistere i rimpatriati con attrezzi e materiali edili, l’UNHCR ha avviato dei programmi in vista dell’arrivo dell’inverno per migliorare le condizioni di vita di circa 35mila sfollati interni, riparando e riabilitando i centri collettivi e le case danneggiate. L’UNHCR spera di terminare questi lavori prima che inizi l’inverno. La maggior parte di questi 35mila sfollati interni sono già alloggiati in centri collettivi gestiti dal governo della Georgia. L’UNHCR si aspetta che ci sarà un aumento della popolazione nei centri collettivi, poiché le famiglie ospitanti finiranno presto le loro risorse oppure gli sfollati stessi non avranno più soldi e non potranno continuare a pagare l’affitto. In una corsa contro il tempo l’UNHCR sta anche distribuendo stufe e caminetti portatili, come anche coperte, materassi, lenzuola e stufe da cucina.

I team dell’UNHCR in Georgia hanno anche progettato di convertire gli edifici pubblici inutilizzati in appartamenti per circa 5mila persone che non potranno tornare alle proprie case neanche a lungo termine.

L’UNHCR ha urgente bisogno di ulteriori fondi per assicurare il proseguimento dei programmi di assistenza, di quelli in vista dell’inverno e di quelli di ricostruzione, che riguardano la nuova popolazione di sfollati nella regione caucasica. La parte destinata all’UNHCR dei fondi raccolti con l’appello urgente per la Crisi in Georgia ammonta a 44,9 milioni di dollari per i prossimi sei mesi. Questa cifra coprirà le spese dell’UNHCR per i programmi di protezione, di alloggiamento e di assistenza agli sfollati del conflitto di agosto. Finora l’UNHCR ha ricevuto solo il 31% dei fondi necessari. 




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