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7 ottobre 2008
Un team d’emergenza dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha stimato che almeno 5.000 rifugiati della Repubblica Democratica del Congo (DRC) siano arrivati nelle ultime due settimane nell’area di Yambio, nella regione ovest-equatoriale del Sudan meridionale. Nel weekend un team dell’UNHCR, formato da tre membri, è partito dalla sede di Juba alla volta di Yambio per verificare quali siano le necessità dei nuovi arrivati e per organizzarne l’assistenza. La squadra ha riferito che circa 150 congolesi attraversano ogni giorno la frontiera dalla DRC ai villaggi di Sakure, 15 km a sud di Yambio, e di Gangura, 30 km a sud-est di Yambio.
I rifugiati hanno riferito ai membri dell’UNHCR di essere fuggiti dai loro villaggi vicino a Dungu, nella DRC nord-orientale, a causa dei feroci attacchi ad opera della Lord’s Resistance Army (LRA). A Gangura il team dell’UNHCR ha parlato con molti rifugiati che hanno fatto racconti sconvolgenti sulla loro fuga. Un rifugiato, arrivato in bicicletta, ha riferito che la moglie e la figlia sono state rapite. Ha detto di averci messo una settimana per arrivare a Gangura perché ha dovuto evitare i posti di blocco e le imboscate della LRA – ostacoli di cui hanno parlato anche altri rifugiati.
Ieri a Sakure le autorità locali hanno riferito al team dell’UNHCR di essere molto preoccupate per le condizioni di sicurezza nella DRC nord-orientale, sostenendo di avere avuto notizia che il villaggio di Moro, 58 km all’interno della DRC, era stato attaccato domenica. Hanno detto che i bambini sono stati rapiti, le case bruciate e che gli abitanti hanno subìto numerose violenze. A Sakure i rifugiati sono alloggiati insieme alla popolazione locale. I team dell’UNHCR torneranno a Sakure e a Gangura domani (mercoledì) per continuare a intervistare i rifugiati e per iniziare a registrarli.
I rifugiati feriti durante gli attacchi della LRA nella DRC nelle ultime due settimane sono in cura negli ospedali di Medici Senza Frontiere (MSF) presenti nella regione. Tutti i rifugiati, uomini e donne, hanno riferito che non vogliono tornare a casa finché non cesserà la minaccia costituita dalla LRA. Hanno anche detto di non avere un posto in cui tornare visto che le loro abitazioni e le loro proprietà sono state distrutte. Finora sono riusciti a sopravvivere grazie alla generosità della popolazione locale che ha diviso con loro le scorte di cibo. L’UNHCR sta cercando di organizzare una distribuzione di alimenti il prima possibile, ma ci sono problemi logistici da affrontare, come le pessime condizioni delle strade della zona.
L’UNHCR sta anche collaborando con l’UNICEF e il Programma Alimentare Mondiale, presenti sul territorio di Yambio, per far fronte all’enorme afflusso di rifugiati. Le preoccupazioni più urgenti includono la vicinanza dei campi profughi al confine, ma le condizioni disastrose delle strade costituiscono il maggior ostacolo allo spostamento delle persone in luoghi più sicuri nell’interno.