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26 settembre 2008

SOMALIA: NUOVI MOVIMENTI FORZATI DELLA POPOLAZIONE

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Nuove fughe in settimana da una Mogadiscio sconvolta dal conflitto, e il numero dei somali sradicati arrivati quest’anno nel campo profughi di Dadaab nel Kenya nordorientale - che sta crescendo fuori da ogni controllo - ha ormai superato i 45.000.

Secondo le stime dei partner umanitari dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) presenti nella città, gli scontri di questa settimana nella capitale somala, descritti dai testimoni come i peggiori dall’inizio dell’ultima insurrezione nel febbraio 2007, ha costretto almeno 15.000 persone ad abbandonare le proprie case. Quasi la metà dei nuovi sfollati civili si sono trasferiti nelle aree più sicure di Mogadiscio, mentre la maggior parte degli altri si sono diretti verso la città somala di Afgooye, una zona già congestionata dalla presenza di più di 300.000 sfollati interni.

Nel frattempo i team dell’UNHCR nello sperduto campo profughi di Dadaab, Kenya, a circa 80 km dal confine con la Somalia, segnalano il continuo arrivo di migliaia di rifugiati somali ogni mese. Anche se il confine tra Kenia e Somalia è chiuso dal 2007, solo quest’anno si sono registrati più di 45.000 richiedenti asilo a Dadaab.

In media ogni mese arrivano circa 5.000 rifugiati dalla Somalia. La popolazione di Dadaab, uno dei campi profughi più vecchi, vasti e congestionati, è ora di oltre 215.000 persone – con un aumento del 25% dall’inizio di quest’anno. La maggior parte dei somali che arrivano a Dadaab vengono da Mogadiscio. Altri provengono dalle regioni del Lower Juba di Kismayo, Jamame e Afmadow.

Il complesso del campo profughi di Dadaab, che comprende tre siti (Ifo, Dagahaley e Hagadera) ospita attualmente più del doppio della popolazione per cui era stato ideato. Il recente afflusso ha nettamente peggiorato la situazione di sovraffollamento e l’UNHCR ritiene il decongestionamento del campo una priorità assoluta. Il governo del Kenia ha recentemente individuato dei territori disponibili nel distretto di Fafi, sempre nel Kenia settentrionale, dove l’UNHCR progetta di edificare un nuovo campo per dare ospitalità ai rifugiati somali in arrivo.

E’ in corso la registrazione dei nuovi arrivi per assicurare ai rifugiati un adeguato accesso ai servizi. Comunque molti di loro dipendono ancora da amici e parenti oppure si costruiscono da soli degli alloggi provvisori. L’UNHCR sta lavorando per migliorare le strutture igieniche e per aumentare la disponibilità di acqua per i rifugiati.

La nuova ondata di movimenti forzati della popolazione a Mogadiscio sta peggiorando una situazione già di per sé catastrofica in un paese sconvolto dalla guerra, dove più di un milione di persone sono sfollate. Solo lo scorso anno sono fuggite da Mogadiscio circa 700.000 persone. Si stima che dall’inizio di quest’anno, altre 160.000 persone siano state costrette a lasciare la capitale somala.

I partner locali dell’UNHCR nella città riferiscono che la gente è confusa e traumatizzata e fugge in preda al panico e alla disperazione. Molti non hanno idea di dove trovare rifugio mentre cercano di scappare dai bombardamenti e dalla violenza massiccia e indiscriminata che ha già ucciso 200 persone e ferito numerosi civili, tra cui anche donne e bambini.

L’UNHCR teme che le fughe da Mogadiscio aumenteranno notevolmente con la fine del Ramadan la prossima settimana.

Anche in relazione a questi sviluppi, l’UNHCR ribadisce il suo supporto a un appello del Programma Alimentare Mondiale (WFP) alla comunità internazionale perché fornisca delle scorte anti-pirati alle navi che trasportano scorte alimentari di vitale importanza e altri aiuti umanitari per la Somalia.




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