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16 marzo 2007
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime profondo disappunto per un raid condotto lo scorso mercoledì 14 marzo dalle forze di sicurezza irachene in un’area di Baghdad dove vive la comunità palestinese. Nell’attacco, almeno un palestinese è rimasto ucciso e, secondo quanto riportato, altri nove palestinesi si trovano ancora in detenzione. Inizialmente 51 persone sono state trattenute ed in seguito rilasciate. Il raid ha indotto almeno 41 palestinesi a fuggire da Baghdad e a raggiungere altri 850 palestinesi bloccati al confine con la Siria dallo scorso maggio. Si prevede che altre persone si dirigeranno verso il confine. Le forze di polizia e le forze multinazionali hanno confermato che il raid ha avuto luogo nell’ambito del piano di sicurezza di Baghdad.
L’uomo ucciso era una guardia di una delle moschee della capitale e avrebbe ricevuto almeno un colpo di arma da fuoco alla testa. L’UNHCR e altre organizzazioni hanno anche ricevuto notizie di presunti abusi fisici e possibili torture perpetrate durante la detenzione, fatti negati dalle autorità irachene. Un ex detenuto ha riferito di essere stato picchiato sulla schiena, di aver subito una frattura alla mano e che altre persone sarebbero state sottoposte allo stesso trattamento.
In base alle informazioni ricevute, la violenza è scoppiata quando i palestinesi hanno tentato di resistere al raid. Questi hanno affermato di essere spaventati dopo mesi durante i quali sono stati bersagliati da diversi gruppi. Molti di loro sono stati rapiti, arrestati ed uccisi. Hanno spesso espresso preoccupazione per non essere protetti a sufficienza dalle forze di sicurezza irachene. Di recente l’UNHCR ha ricevuto informazioni in base alle quali le famiglie di diversi palestinesi detenuti sono state costrette a pagare migliaia di dollari statunitensi ad alcuni membri delle forze di sicurezza irachene per evitare torture e mutilazioni ai loro familiari detenuti. Quantità di denaro più consistenti sarebbero state richieste per la liberazione.
I palestinesi giunti al confine hanno affermato che le loro case sono state attaccate dalle forze speciali, i loro mobili gettati fuori casa ed è stato loro intimato di lasciare le loro abitazioni entro due giorni. Altri riferiscono di essere stati arrestati e maltrattati per poi essere liberati.
L’UNHCR esprime grave preoccupazione anche per la sicurezza delle organizzazioni non governative (ONG) impegnate con i palestinesi. Il 13 marzo un operatore che stava lavorando con la comunità palestinese è stato rapito di fronte al figlio da uomini sconosciuti e trovato morto il giorno seguente.
L’UNHCR sta collaborando con i partner operativi a Baghdad per raccogliere maggiori informazioni sull’identità delle persone uccise, dei palestinesi detenuti e dell’operatore umanitario. Sono almeno 186 le vittime palestinesi accertate, tra l’aprile 2004 e il gennaio 2007, ma l’UNHCR ritiene che il numero reale sia notevolmente più alto. Le enclave palestinesi a Baghdad sono state bersaglio di molti attacchi da parte delle forze armate. Centinaia di famiglie palestinesi sono state cacciate dalla proprie case senza un posto dove andare, poiché non ricevono l’autorizzazione ad entrare nei paesi confinanti.
L’UNHCR continua a esortare con forza le autorità irachene e le forze multinazionali affinché forniscano la maggiore protezione possibile alla comunità palestinese a Baghdad e rivolge un appello urgente ai paesi della regione affinché offrano un soggiorno temporaneo ai rifugiati palestinesi provenienti dall’Iraq.
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