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17 febbraio 2009

SUDAN MERIDIONALE: NON SI ARRESTA IL FLUSSO DI RIFUGIATI CONGOLESI

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Oltre 15.000 rifugiati congolesi hanno cercato rifugio nel Sudan meridionale dall’inizio degli attacchi del gruppo ribelle Lord’s Resistance Army (LRA), lo scorso anno.

Alla fine della scorsa settimana lo staff dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha accompagnato le autorità locali del Sudan meridionale a Lasu, un villaggio con pochi abitanti nello Stato di Equatoria Centrale, dove la popolazione di rifugiati congolesi è lievitata da 2.000 a circa 6.000 persone. La maggior parte di loro è fuggita dalla città di Aba, nella Repubblica Democratica del Congo, da gennaio attaccata varie volte, l’ultima delle quali la scorsa settimana. Lasu è a 45 km dal confine con la RD del Congo.

Dopo gli attacchi dell’ultima settimana da parte del LRA si temevano afflussi di massa di rifugiati provenienti da Aba. I rifugiati intervistati a Lasu dal team UNHCR hanno confermato che Aba, con una popolazione stimata di 100.000 persone, era deserta. I rapporti precedenti che parlavano di moltissimi sfollati diretti in Equatoria Centrale, nel Sudan meridionale, si sono rivelati infondati e in base alle testimonianze dei nuovi arrivati a Lasu sembra che gli sfollati si siano diretti verso sud.

Nel frattempo, secondo alcuni rapporti dei residenti locali non ancora confermati, il LRA sarebbe attivo anche nel Sudan meridionale, dove avrebbe saccheggiato delle proprietà e rapito 21 persone nel villaggio di Neuf, a 9 km da Lasu.

Il team UNHCR ha riferito che i rifugiati a Lasu sono in buone condizioni di salute, ma hanno necessità urgente di beni di prima necessità. Vivono all’aperto, hanno un unico pozzo da condividere con la popolazione locale e non hanno cibo. Ci sono dozzine di bambini non accompagnati o separati dai genitori durante la fuga. Le agenzie umanitarie stanno coordinando l’assistenza, compresa la fornitura di acqua pulita e la costruzione urgente di latrine per migliorare le condizioni igieniche. Il Programma Alimentare Mondiale (WFP/PAM) invierà oggi delle scorte alimentari da Juba e l’UNHCR ha iniziato sabato un conteggio dei rifugiati. Ai soccorsi collaborano anche UNICEF (per l’acqua e i servizi igienici), MSF-Belgio e MEDAIR (per la sanità).

Intanto nello Stato di Equatoria Occidentale, nel Sudan meridionale, la popolazione di rifugiati congolesi registrati, fuggiti dagli attacchi di gennaio del LRA nell’area di Dungu, nel nord-ovest RD del Congo, è salita a 9.139 unità. La maggior parte di loro si trova a Ezo (2.258), vicino al confine tra Sudan e Repubblica Centrafricana, mentre altri si sono temporaneamente sistemati intorno a Yambio a Gangura (2.451), a Sakure (910) e a Yambio stessa (1.813). Altri 1.707 sono sparsi in sette villaggi nelle contee di Yambio e Maridi, vicino al confine del Sudan con la RD del Congo. Le agenzie ONU stanno collaborando con le autorità locali per fornire assistenza e garantire sicurezza e a queste popolazioni.

E’ essenziale allontanare tutti i rifugiati dalle aree di confine sia per ragioni di sicurezza che per facilitare la distribuzione di aiuti. L’accesso ai rifugiati diventerà presto impossibile quando comincerà la stagione delle piogge ad aprile e le strade diventeranno impraticabili. Sono in corso lavori in altri campi lontano dal confine. La demarcazione di appezzamenti nel campo di Makpandu, a nord di Yambio, è stata completata ed è stata avviata la costruzione di alloggi, come anche l’installazione di condotte idriche e latrine. Circa 400 dei previsti 2.000 alloggi sono stati completati. Il trasferimento di coloro che vogliono spostarsi è iniziato a metà dicembre e finora sono stati trasferiti più di 1.000 rifugiati.




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