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17 febbraio 2009
Un numero sempre maggiore di civili ruandesi sta contattando l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) nell’est della Repubblica Democratica del Congo per avere la sua assistenza al rimpatrio. I rifugiati temono la nuova escalation di violenza scaturita a fine gennaio dopo il lancio di un’offensiva congiunta di Rwanda e RD del Congo contro il gruppo ribelle FDLR (Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda).
Nelle prime sei settimane di quest’anno, l’UNHCR ha assistito il ritorno di 3.000 ruandesi dalla RD del Congo orientale. In tutto il 2008 circa 8.000 ruandesi sono tornati volontariamente nelle loro case in Rwanda. Ci si aspetta il ritorno di altre migliaia di civili, alcuni dei quali erano scappati nella RD del Congo dopo il genocidio ruandese del 1994.
I ruandesi che contattano gli uffici dell’UNHCR nelle province del Nord e Sud Kivu, nella RD del Congo orientale, sono soprattutto donne e bambini. Tutti dicono di voler tornare a casa. La maggior parte di queste persone ha trascorso almeno 15 anni nella RD del Congo e in molti casi si è integrata con le comunità congolesi locali.
Alcuni dicono che i loro capi avrebbero affermato che è ora di tornare a casa. Altri dicono di aver paura di restare bloccati in mezzo al fuoco incrociato. Inoltre temono rappresaglie da parte dei ribelli delle FDLR. Molti hanno riferito che le famiglie congolesi che li ospitano non hanno più risorse e hanno chiesto loro di tornare nel loro Paese.
Generalmente coloro che contattano l’UNHCR per chiedere assistenza per il rimpatrio sembrano in buona salute, anche se molto stanchi a causa delle lunghe camminate e dei viaggi in camion dai luoghi di aggregazione dell’UNHCR nel Nord e nel Sud Kivu. L’UNHCR ha aumentato il suo parco camion e ha organizzato 7 luoghi di aggregazione nel Nord Kivu e 6 nel Sud Kivu. Qui i ruandesi attendono il trasferimento ai centri di transito per il rimpatrio dove ricevono un pacco contenente razioni di cibo per un mese e vari altri articoli. L’UNHCR sta potenziando la capacità dei centri di transito.
Gli ex combattenti delle FDLR che vogliono rimpatriare si stanno presentando alla missione di pace dell’ONU MONUC, responsabile anche del loro disarmo, smobilitazione, rimpatrio, reinserimento e reintegrazione.
Intanto un regolare flusso di rifugiati congolesi sta attraversando il confine con l’Uganda dalla martoriata Provincia del Nord Kivu, nella RD del Congo. Quotidianamente arrivano 180 nuovi rifugiati nei distretti di Kisoro e Kanungu e l’UNHCR Uganda ha registrato quasi 7.000 nuovi rifugiati congolesi dall’inizio dell’anno. Secondo le ultime stime circa 47.000 rifugiati congolesi sono arrivati in Uganda da quando sono iniziati gli ultimi scontri nella Provincia del Nord Kivu, lo scorso agosto.
Insieme alle autorità ugandesi, i team UNHCR che si trovano al confine accolgono i nuovi arrivati, li registrano e danno loro pasti caldi, servizi medici e aiuti. Poi i rifugiati vengono trasferiti in altri insediamenti più all’interno del territorio ugandese. Dopo che a gennaio il campo di Nakivale ha raggiunto la sua massima capacità di 42.200 rifugiati, il governo ugandese ha designato Kyangwali come prossima area di insediamento per i nuovi rifugiati congolesi in arrivo. Kyangwali, un vecchio insediamento di rifugiati con una capacità di accoglienza di 23.000 persone, ospita attualmente 15.100 rifugiati (9.400 congolesi e 5.700 sudanesi). L’UNHCR prevede due convogli a settimana per i trasferimenti.
La maggior parte dei nuovi arrivati dalla RD del Congo sono donne e bambini, fuggiti dalle aree di Buganza, Nyamirima e Ishasha, nella Provincia del Nord Kivu. L’operazione UNHCR in Uganda dà assistenza a più di 155.000 rifugiati. La maggior parte di loro proviene dai vicini RD del Congo, Sudan e Rwanda. Ci sono anche rifugiati che arrivano da Somalia, Burundi, Eritrea ed Etiopia.
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