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5 settembre 2008
Un totale di 29 rifugiati palestinesi vulnerabili, che da due anni sono bloccati in un campo provvisorio nel deserto al confine tra Iraq e Siria, partiranno lunedì per cominciare una nuova vita in Islanda. Del gruppo fanno parte alcune donne rifugiate estremamente vulnerabili, molte delle quali rimaste vedove durante il conflitto in Iraq, e i loro figli. Data la loro vulnerabilità, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ritiene che il reinsediamento sia l’unica opzione possibile per loro e apprezza quindi la decisione dell’Islanda di accoglierli.
L’Islanda accetta dai 25 ai 30 rifugiati all’anno destinati al reinsediamento e negli ultimi anni si è dedicata in particolare alla sistemazione di donne sole e madri sole con i loro figli. Negli anni precedenti il paese ha accettato il reinsediamento di colombiani e rifugiati dei paesi balcanici, inclusi i kosovari. L’Islanda ha sostenuto attivamente l’UNHCR negli sforzi per aumentare il numero di nuovi stati in cui operare il reinsediamento. Si è inoltre offerta di fare da mentore a questi stati, soprattutto riguardo al modo in cui aiutare i rifugiati a integrarsi nel loro nuovo paese.
Circa 2.300 palestinesi vivono ancora in condizioni disperate in due campi profughi lungo il confine tra Iraq e Siria, Al Waleed in Iraq e Al Tanf, nella terra di nessuno tra il confine iracheno e quello siriano.
Si stima che nel 2003 ci fosse una popolazione di 34mila palestinesi che vivevano in Iraq e che oggi ne rimangano tra i 10mila e i 15mila. Il campo di Al Waleed ospita oggi più di 1.400 rifugiati, mentre quello di Al Tanf è raddoppiato dall’ottobre del 2007 e oggi vi vivono circa 900 rifugiati.
Un altro gruppo di 155 palestinesi provenienti da Al Tanf dovrebbe essere reinsediato a breve in Svezia.
Le estati nel campo nel deserto sono atrocemente calde, mentre in inverno le temperature possono crollare fino a gelare. In generale le condizioni di vita sono estremamente dure, con servizi minimi. I serpenti e gli scorpioni sono comuni. A causa della scarsità di adeguate cure mediche, la salute di molti rifugiati sta peggiorando sempre più. I medici ed i paramedici palestinesi presenti ad Al Waleed – che vedono i pazienti ogni giorno – hanno identificato problemi medici che vanno dal diabete e dai difetti congeniti a disfunzioni renali, cancro e gravi traumi. La struttura medica adeguata più vicina in Iraq è a più di 400 km e i pazienti devono esservi trasportati in taxi.
L’UNHCR ha sollecitato più volte l’aiuto della comunità internazionale per quanto riguarda i palestinesi, ma con scarsi risultati. Solo pochi dei palestinesi che risiedono nei campi di confine sono stati accettati per il reinsediamento o hanno ricevuto un’offerta di accoglienza da parte di paesi terzi. Circa 300 palestinesi si sono trasferiti in paesi senza una tradizione di reinsediamento, come il Brasile e il Cile. Alcuni dei casi medici più urgenti sono stati accolti da qualche paese europeo, ma è una minima parte delle 2.300 persone bloccate nel deserto.
L’UNHCR continua a invocare soluzioni umanitarie alternative nella speranza che tutti i palestinesi possano abbandonare le dure condizioni di vita nei campi. Il loro trasferimento non metterà a rischio il loro diritto al ritorno in qualsiasi momento, se e quando una tale possibilità dovesse concretizzarsi.
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