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2 settembre 2008

GEORGIA: CIVILI IN FUGA DALLE ZONE CUSCINETTO

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L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime ancora grave preoccupazione riguardo alla situazione umanitaria nei dintorni e all’interno della città georgiana di Gori, poco più a sud del confine con la regione separatista dell’Ossezia del Sud. L’attuale capacità di accoglienza della città è ormai esaurita, con circa 4.200 persone registrate come sfollati interni. Queste persone vengono tutte dai villaggi della cosiddetta ‘zona cuscinetto’ tra Gori e il confine con l’Ossezia del Sud. Circa 1.200 di loro sono alloggiate nel campo dell’UNHCR a Gori, edificato cinque giorni fa appositamente per gli sfollati interni georgiani. Altre 1.000 sono ospitate da famiglie locali e circa 2.000 sono dislocate in 22 centri collettivi in varie zone della città.

Le squadre dell’UNHCR addette alla registrazione stanno aiutando le autorità georgiane preposte a determinare il numero esatto degli sfollati, i loro luoghi di provenienza e le loro possibilità di ritorno. Stando alle cifre iniziali, circa 450 persone sono arrivate dai loro villaggi nel corso dell’ultima settimana a causa delle intimidazioni massicce messe in atto da milizie dedite a razzie. I restanti 3.750 sfollati interni stavano facendo ritorno alle loro case da Tblisi e da altre aree della Georgia dove si erano rifugiati durante il conflitto, ma sono rimasti bloccati a Gori perché non sono potuti entrare nella ‘zona cuscinetto’.

Venerdì si sono verificati gli ultimi arrivi a Gori di persone provenienti dalla zona cuscinetto. Hanno riferito agli operatori dell’UNHCR di venire dal villaggio di Beloti e di come, durante le prime fasi della crisi, dal villaggio è fuggita più della metà della popolazione, che ammonta a circa 200 abitanti. Coloro che vi erano rimasti stanno fuggendo ora a causa delle aggressioni, delle vessazioni, dei saccheggi e degli incendi delle loro case. Alcuni di loro hanno detto di aver viaggiato a piedi nascondendosi continuamente per due settimane prima di riuscire a raggiungere Gori e il campo dell’UNHCR. Hanno anche riferito che una ventina di persone più anziane e costrette a letto sono rimaste a Beloti perché non erano in grado di camminare. Uno degli sfollati ha affermato che gli abitanti del villaggio hanno lasciato dei secchi d’acqua accanto ai letti dei malati e degli anziani prima di fuggire.

Secondo le squadre dell’UNHCR, gli sfollati sono molto preoccupati per quanto riguarda il futuro delle loro famiglie. Non sanno se e quando sarà sicuro tornare ai loro villaggi, sono preoccupati per le loro case, i loro raccolti e il loro bestiame e non sanno come faranno a superare l’inverno.

Dopo aver completato la distribuzione di aiuti nella Georgia occidentale e orientale e a Tblisi, altri operatori dell’UNHCR sono stati inviati a Gori per dare aiuto alla squadra presente nella città. Attualmente a Gori lavorano, dormendo nella tendopoli fianco a fianco con gli sfollati, otto operatori internazionali dell’UNHCR e più di una dozzina di membri dello staff locale. Nel weekend sono stati scelti dei locali in cui è stato aperto un ufficio da campo provvisorio al centro di Gori per facilitare il lavoro delle squadre dell’UNHCR. L’UNHCR sta già lavorando a un piano per l’inverno.

Più di 158mila persone sono state costrette a fuggire durante il conflitto che ha avuto inizio l’8 agosto – circa 128mila sono diventate sfollate all’interno della Georgia, mentre 30mila sono fuggite nella Federazione Russa. La stragrande maggioranza di coloro che erano scappati nella Federazione Russa sono già tornati nei loro luoghi d’origine nell’Ossezia del Sud. Prima di quest’ultima crisi l’UNHCR già forniva assistenza a circa 220mila tra sfollati, rifugiati, rifugiati rimpatriati, richiedenti asilo e apolidi in Georgia.
 
 




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