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6 marzo 2009
Preoccupa il rapido deteriorarsi delle condizioni di sicurezza nel Nord Kivu, RD del Congo, dove circa 160.000 persone sono state costrette alla fuga da gennaio.
Da quando a metà febbraio è terminata l’operazione militare congiunta nel Nord Kivu delle forze armate di Congo e Rwanda contro le milizie Hutu, Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR), il gruppo armato è tornato nelle aree settentrionali e centrali della provincia, attaccando civili, convogli umanitari e ONG.
Dal 17 febbraio l’ONU ha registrato 17 episodi di violenza delle FDLR: uccisioni, saccheggi, rapimenti e stupri sui civili, imboscate e veicoli dati alle fiamme. La maggior parte degli attacchi delle FDLR sono stati sferrati lungo la strada principale tra Butembo e Kanyabayonga, Walikale e Masisi, e Rwindi e Rutshuru.
Secondo il team dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) presente sul campo, nelle ultime due settimane le FDLR avrebbero ucciso 34 persone, rapite 4 e ferite altre 22. Il 26 e il 27 febbraio le FDLR hanno teso imboscate a diversi convogli di aiuti appartenenti ad agenzie umanitarie che prestano assistenza agli sfollati interni. La maggior parte degli attacchi e dei movimenti forzati della popolazione si sono verificati nei distretti di Walikale, Masisi e Lubero, nel Nord Kivu.
La ripresa degli attacchi da parte delle FDLR rende sempre più difficile raggiungere i nuovi sfollati e verificare quali siano le loro necessità. Ieri un team congiunto dell’ONU che si recava da Goma a Remeka, vicino Masisi, ha dovuto interrompere la sua missione per ragioni di sicurezza.
I nuovi esodi di popolazione aggiungono tensione a una situazione umanitaria già drammatica nel Nord Kivu, dove sono presenti circa 850.000 sfollati interni. Tra questi circa 250.000 sono stati costretti alla fuga dallo scorso agosto dopo essere già dovuti scappare altre volte.
Nel frattempo le condizioni di sicurezza nel territorio dell’Haut Uele, nel nord-est della RD del Congo, rimangono altamente instabili. Dopo una relativa tregua all’inizio di febbraio, alla fine del mese si sono nuovamente intensificati gli attacchi del gruppo ribelle ugandese, il Lord’s Resistance Army (LRA). Secondo il team UNHCR a Dungu, il centro regionale dell’Haut Uele, membri sparsi del LRA continuano ad attaccare i civili a caso. Spesso si hanno notizie di violenze sulle donne e saccheggi.
Gli attacchi del LRA nei villaggi dell’area di Tora, a sud-est di Dungu, hanno spinto la popolazione a nuovi movimenti forzati e hanno ostacolato gli sforzi dell’UNHCR per verificare e registrare coloro che sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Finora sono stati registrati più di 43.000 sfollati solo nell’area di Dungu.
Nella Provincia Orientale, che comprende anche la Provincia dell’Haut Uele, dallo scorso settembre la popolazione subisce attacchi brutali e mortali da parte del LRA. L’UNHCR stima che siano ormai più di 140.000 i civili congolesi sfollati a causa dei raid del LRA in questa remota area della RD del Congo. Nello stesso periodo il gruppo ribelle ugandese avrebbe ucciso più di 900 congolesi. Inoltre circa 16.000 rifugiati congolesi si sono rifugiati nel Sudan meridionale per sfuggire alla violenza del LRA e attualmente si trovano nelle aree di Ezo, Yambio e Yei.
L’UNHCR continua ad inviare aiuti in questa parte della RD del Congo. Nel mese di febbraio sono state portate nell’Haut Uele altre 32 tonnellate di materiali per la costruzione di rifugi ed altri aiuti. La distribuzione di questi aiuti inizia oggi e servirà a dare assistenza a circa 19.000 sfollati interni congolesi nelle aree di Ariwara e Ingbokolo, vicino al confine della RD del Congo con l’Uganda.
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