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29 agosto 2008
Ieri (giovedì) un totale di circa 2.300 persone provenienti dai villaggi della zona cuscinetto tra la città georgiana di Gori e la regione separatista dell’Ossezia del Sud erano state registrate a Gori come sfollati interni. Circa 800 di loro sono alloggiati in una tendopoli edificata all’inizio della settimana per ospitare i nuovi sfollati e coloro che stanno tornando a Gori da altre aree della Georgia nella speranza di poter fare ritorno ai loro villaggi nella zona cuscinetto. Altri sono stati alloggiati in centri comunali.
Il campo è il risultato di una collaborazione tra l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’UNICEF e il Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) che hanno lavorato duramente e velocemente per garantire condizioni di vita dignitose agli sfollati. L’UNHCR ha montato 100 tende familiari e ha fornito agli sfollati materassi e coperte. Acqua corrente e servizi igienici sono stati installati al campo, situato alla periferia di Gori.
Molti dei nuovi arrivati hanno raggiunto Gori martedì e mercoledì dopo essere stati scacciati con la forza dai villaggi vicino al confine con l’Ossezia del Sud da milizie armate. Molti degli sfollati hanno riferito agli operatori dell’UNHCR che erano già fuggiti a causa degli scontri nelle settimane scorse e che erano tornati alle loro case solo lo scorso fine settimana. Queste persone hanno riferito di come i miliziani fossero entrati nei villaggi, sparando in aria, molestando gli abitanti e saccheggiando le loro proprietà. Non ci sono stati nuovi arrivi di sfollati giovedì.
A Gori tutti i nuovi sfollati hanno raccontato storie di intimidazioni e persino di percosse da parte dei miliziani nei villaggi della zona cuscinetto a nord di Gori. Altre persone sono tornate a Gori perché non si sentivano al sicuro nei loro villaggi: hanno trovato le loro case danneggiate e saccheggiate ed il loro bestiame macellato. Hanno anche riferito di temere la presenza di mine.
Il gruppo di 2.300 sfollati comprende anche persone che erano fuggite nella capitale georgiana Tblisi durante il recente conflitto e che ora vorrebbero tornare ai loro villaggi nella zona cuscinetto, ma non lo fanno a causa della scarsa sicurezza. Del gruppo fanno parte anche sfollati di lunga data, fuggiti negli anni ’90. Secondo il governo della Georgia, tra i 10mila e i 15mila abitanti di Gori sono tornati nella città – su un totale di circa 70mila abitanti in tempo di pace.
Una missione di monitoraggio dell’UNHCR nei villaggi a nord di Gori, che ha avuto luogo mercoledì scorso, ha confermato che molte delle persone che sono tornate ai loro villaggi sono traumatizzate e spaventate. Alcuni di loro sono tornati anche se i servizi di base, come l’acqua, i servizi medici e i rifornimenti di cibo non sono più disponibili.
Nell’Ossezia del Sud gli sfollati continuano a tornare a casa. Secondo le autorità russe, più di 25mila persone sono hanno fatto ritorno in Ossezia del Sud dalla Federazione Russa dal 12 agosto scorso. Si prevede che le persone ancora alloggiate nei centri provvisori della Federazione Russa torneranno in Ossezia del Sud entro l’inizio di settembre.
La situazione in Georgia rimane complessa e imprevedibile, dati i continui movimenti di persone. Le squadre dell’UNHCR continuano a tenere sotto stretta osservazione tali spostamenti, compresi eventuali movimenti forzati di popolazione nella regione. Più di 158mila persone sono state costrette a fuggire durante il conflitto iniziato l’8 agosto – circa 128mila in Georgia e circa 30mila fuggiti nella Federazione Russa. Prima dell’ultima crisi, l’UNHCR si occupava già di circa 220mila tra sfollati, rifugiati, rifugiati rimpatriati, richiedenti asilo e apolidi in Georgia.