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24 marzo 2009

GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA’ PER GLI OPERATORI UMANITARI DETENUTI E DISPERSI

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Oggi è il 50° giorno di detenzione di John Solecki, capo dell’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) a Quetta, in Pakistan. John è stato rapito il 2 febbraio nel corso di un attacco nel quale ha perso la vita un altro collega, Syed Hashim. Dalle ultime notizie ricevute risultava che le condizioni fisiche di John stessero peggiorando e questo non fa che aumentare la preoccupazione per la sua sorte.

Domani si celebra la Giornata Internazionale di Solidarietà per gli Operatori Umanitari Detenuti e Dispersi – una giornata che servirà a far conoscere i rischi che corrono gli operatori dell’ONU e delle organizzazioni non governative e i giornalisti che svolgono il loro importante lavoro in tutto il mondo.

Nel suo messaggio per questa giornata, il Segretario Generale Ban Ki-moon ricorda che attualmente sono 19 gli operatori dell’ONU arrestati, detenuti o dispersi. Uno di loro è John Solecki.

Né l’Alto Commissario Antònio Guterres né gli oltre 6.000 operatori UNHCR, che si trovano in circa 120 Paesi nel mondo, hanno bisogno di un giorno speciale per ricordare John, dato che lui e la sua famiglia sono nei loro pensieri ogni singolo giorno dallo scorso 2 febbraio e vi resteranno finché John non sarà rilasciato e non sarà tornato là dove deve essere – con la sua famiglia, i suoi colleghi e le persone sradicate dalle loro case per i quali John ha sempre lavorato.

L’Alto Commissario vuole però cogliere questa occasione per ricordare a tutti che gli attacchi contro gli operatori umanitari stanno diventando troppo frequenti e si stanno verificando in troppi luoghi nel mondo. Le persone come John Solecki hanno come unico fine quello di aiutare chi ne ha bisogno e colpirle è un danno per tutti, ma specialmente per i più vulnerabili.

Durante questa Giornata Internazionale di Solidarietà per gli Operatori Umanitari Dispersi, l’UNHCR lancia un ulteriore appello affinché i rapitori di John lo rilascino immediatamente, in modo che lui e tutti i suoi colleghi possano proseguire il loro vitale lavoro umanitario.




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