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24 marzo 2009
Il rimpatrio dei rifugiati del Sudan meridionale dall’Uganda, dal Kenya e dall’Etiopia è fortemente ostacolato del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza in molte zone del Sudan meridionale.
La scorsa settimana molte città nelle Regioni di Equatoria Centrale ed Equatoria Orientale sono state paralizzate dai blocchi coordinati organizzati dai veterani di guerra dell’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA) che non paga loro le pensioni da cinque mesi.
Le violente proteste hanno sconvolto per diversi giorni la vita nelle città di Yei, Nimule e Kapoeta. Dopo i colloqui del 19 e 20 marzo con il presidente del governo del Sudan meridionale, Silva Kiir, i veterani hanno revocato il blocco nella città di Yei, tuttavia le proteste proseguono a Kapoeta e il centro della città è ancora occupato dai veterani di guerra. Anche se la strada Juba-Nibule-Uganda è ora percorribile, rimane chiusa la strada Kapoeta-Narus.
Dal 19 marzo un team dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è bloccato a Narus, un punto d’accesso sul confine tra Kenya e Sudan, e l’SPLA non gli permette di muoversi.
I recenti disordini hanno ostacolato il movimento dei rimpatriati e degli operatori umanitari costringendo l’UNHCR a sospendere temporaneamente o addirittura bloccare cinque convogli che dovevano portare circa 920 rimpatriati da Arua e Adjumani, in Uganda, a Yei, nell’Equatoria centrale, e a Magwi County, in Equatoria Orientale. Anche i convogli da Kakuma, in Kenya, a Budi, Lopa e Lafon, in Equatoria Orientale, e a Twic, nella regione di Warrab, hanno avuto dei problemi. Ieri 389 rifugiati sono riusciti a fare ritorno da Adjumani a Nimule, poiché c’era un percorso libero.
A febbraio l’UNHCR ha sospeso il rimpatrio dei rifugiati del Sudan meridionale dall’Etiopia a seguito degli scontri a Malakal tra SPLA e SAF (Forze Armate Sudanesi), che hanno causato più di 50 morti e a seguito dei quali sono stati razziati molti magazzini dell’ONU ed è stato necessario trasferire alcuni operatori dell’ONU e di altre organizzazioni non governative.
L’UNHCR è anche molto preoccupato per il proseguire del conflitto tra i gruppi etnici Nuer e Murle, nella regione del Jonglei, che finora ha causato la morte di 750 persone e la fuga di molte altre. Gli scontri si erano accesi nella Contea di Pibor per alcuni furti di bestiame, ma ora si sono allargati alle aree di Akobo e Wanding.
La scorsa settimana il governatore della regione di Jonglei ha convocato un meeting d’emergenza con le agenzie ONU per coordinare una risposta umanitaria per le vittime degli scontri tra Nuer e Murle.
Dal dicembre 2005 ad oggi sono 154.070 i rifugiati sudanesi rimpatriati con l’assistenza dell’UNHCR nel Sudan meridionale e nello Stato del Nilo Azzurro. Altri 156.830 rifugiati sono rientrati spontaneamente dai Paesi confinanti in seguito firma dell’Accordo di Pace Complessivo nel gennaio 2005. I rifugiati fanno ritorno nel Sudan meridionale e nello Stato del Nilo Azzurro dalla Repubblica Centrafricana, dalla Repubblica Democratica del Congo, da Etiopia, Eritrea, Kenya e Uganda.
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