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26 agosto 2008

GEORGIA: GLI SFOLLATI FANNO LENTAMENTE RITORNO A CASA

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L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha terminato venerdì la sua missione, durata quattro giorni, in Georgia, Ossezia del sud e Federazione Russa, durante la quale ha potuto constatare come un numero sempre maggiore di rifugiati e sfollati stia facendo ritorno nelle proprie case man mano che la situazione nella regione va migliorando.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha aperto un ufficio nella città di Gori e vi ha organizzato un magazzino provvisorio che servirà al crescente numero di persone che stanno tornando alle proprie case dopo il ritiro dei russi lo scorso venerdì. Oltre a fornire aiuto, l’UNHCR assisterà le autorità locali nelle operazioni di mappatura e censimento di coloro che stanno tornando nella città, che era stata quasi del tutto abbandonata durante il conflitto scoppiato all’inizio del mese. Mentre affluisce a Gori un numero crescente di organizzazioni umanitarie, l’UNHCR sta inoltre coordinando i programmi di assistenza che forniscono alloggi e articoli non alimentari.

La maggior parte dei ritorni nella città di Gori da venerdì scorso è stata spontanea. Molti degli sfollati, infatti, si erano rifugiati nelle aree intorno alla capitale georgiana Tiblisi. Secondo il governo georgiano, tra le 10mila e le 15mila persone sono già tornate a Gori, su una popolazione totale stimata intorno ai 70mila cittadini. La maggior parte di coloro che sono tornati erano rimasti in contatto con vicini o parenti e conoscevano le condizioni in cui versavano le loro case. Tra di loro molti sono uomini che hanno dichiarato di volersi rendere conto della situazione prima di riportare a casa le famiglie.

Le squadre dell’UNHCR sul campo hanno monitorato i punti di raccolta da cui partono gli sfollati ed i rifugi di emergenza a Tblisi per accertarsi della natura volontaria dei ritorni. Molti degli sfollati che sono tornati a Gori hanno portato con sé i kit umanitari dell’UNHCR che contengono coperte, materassi, set da cucina e cibo a sufficienza per 10 giorni.

Attraverso i mezzi di comunicazione locali l’UNHCR sta consigliando a coloro che tornano a casa di fare attenzione a eventuali ordigni inesplosi e di tenersi a distanza dai villaggi che non sono stati bonificati dalle mine e dichiarati sicuri dalle autorità.

Nell’Ossezia del Sud la situazione umanitaria e di sicurezza si sta stabilizzando e anche lì le persone stanno iniziando a fare ritorno alle loro abitazioni. Secondo le autorità russe, dal 12 agosto circa 23mila persone sono tornate in Ossezia del Sud dalla Federazione Russa.

L’Alto Commissario António Guterres, che ha visitato l’Ossezia del Sud, l’Ossezia del Nord e la Federazione Russa giovedì e venerdì scorso, ha parlato con molti sfollati e rifugiati. Quasi tutti hanno dichiarato di voler tornare alle proprie case il più presto possibile.

Nella Georgia occidentale gli sfollati della Valle del Kodori, nella regione nordorientale dell’Abkhazia, hanno comunicato ieri all’UNHCR che quasi tutti i georgiani di quella regione sono andati via. Hanno inoltre detto di non avere informazioni circa le condizioni di sicurezza nella valle e di non avere intenzione di farvi ritorno.

L’operazione dell’UNHCR in Georgia sta ora cambiando marcia e sta entrando in una nuova fase post-emergenziale. In tutto, 122mila persone hanno ricevuto assistenza d’emergenza, in più della metà dei casi dalle squadre dell’UNHCR e per la parte rimanente da organizzazioni partner dell’Agenzia. Questa operazione è stata svolta in stretta collaborazione con l’agenzia gemella dell’UNHCR, il Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP), che ha distribuito le scorte alimentari mentre l’UNHCR si occupava di articoli non alimentari e di materiali per costruire rifugi.

Mentre l’UNHCR continua a coordinare la distribuzione di aiuti in Georgia, si sta anche occupando del suo più tradizionale mandato di protezione. E’ un compito particolarmente difficile dato che la situazione sul campo è molto dinamica a causa del continuo spostamento di persone. Ad esempio, una squadra di protezione dell’UNHCR si è recata stamattina nelle aree a nord di Gori per verificare delle notizie non confermate secondo le quali i georgiani della zona stavano fuggendo dalle proprie case.

Più di 158mila persone sono state costrette a fuggire durante il recente conflitto, di cui 128mila all’interno della Georgia e circa 30mila fuggite nella Federazione Russa. Prima dell’ultima crisi, l’UNHCR si occupava già di 220mila tra sfollati, rifugiati, rifugiati rimpatriati, richiedenti asilo ed apolidi in Georgia.




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