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26 giugno 2009
Secondo lo staff dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) nel nord-ovest del Pakistan gli sfollati stanno facendo brevi visite alle proprie zone d’origine per effettuare il raccolto, controllare il bestiame e verificare l’eventuale possibilità di tornare a casa. Sebbene i media locali riferiscano di molti sfollati che tornano verso casa, lo staff dell’UNHCR sostiene che non sono visibili movimenti su vasta scala in uscita dai campi. L’UNHCR e altre agenzie stanno lavorando con il governo per sviluppare un programma di rimpatri e assicurare che siano volontari, sicuri, dignitosi e sostenibili.
In questo contesto, l’UNHCR ha condotto durante questa settimana una rapida indagine tra 4.200 famiglie sfollate nel campo di Yar Hussein, nel distretto di Swabi. Le famiglie provengono principalmente dal distretto di Buner. Sebbene sia ancora in corso l’analisi dei dati, i primi risultati indicano che la maggior parte delle persone vogliono tornare a casa, ma sono preoccupate per la sicurezza. Hanno elencato il “miglioramento della sicurezza” e la “pace” come condizioni imprescindibili per un loro ritorno. Altre ragioni per cui le persone non tornano a casa in questo momento sono la distruzione delle case e di infrastrutture e la preoccupazione per la mancanza di cibo e di scuole.
L’indagine ha anche portato alla luce il fatto che molte famiglie non sono più tornate nei loro villaggi d’origine da quando sono fuggite. Chi è ritornato l’ha fatto per effettuare il raccolto, per mettere al sicuro il bestiame o per controllare le condizioni delle loro case. Alcune persone sono tornate per aiutare a fuggire altri membri della famiglia, soprattutto anziani, che inizialmente erano rimasti a casa perché non potevano muoversi velocemente. Ma quasi tutte le persone che sono tornate nelle aree d’origine hanno detto di averlo fatto una sola volta.
Nel frattempo, una media di 1.800 persone (300 famiglie) continua a riversarsi quotidianamente nel campo di Jalozai, nel distretto di Nowshera, che è in espansione visto che gli altri campi nella Provincia di Frontiera del Nord-Ovest sono ormai pieni. I nuovi arrivati a Jalozai sono persone che prima erano ospitate da famiglie locali o che sono state trasferite da campi ormai saturi.
In tutti i campi organizzati, l’UNHCR sta continuando a lavorare per migliorare le condizioni di vita, costruendo strutture ombreggianti sulle tende per alleviare la calura e pannelli di separazione intorno a gruppi di tende. Si sta lavorando anche alle infrastrutture, come illuminazione e recinzioni. Sono in atto i preparativi per l’arrivo della stagione dei monsoni prevista per la metà di luglio. L’UNHCR sta rinforzando i sistemi drenanti, specialmente nei campi in pianura, come quello di Larama a Peshawar e di Sheikh Shahzad a Mardan. Molte famiglie hanno iniziato a costruire muretti di mattoni e canali di drenaggio per proteggere le loro tende.
Al di fuori dei campi, durante questa settimana l’UNHCR ha distribuito aiuti attraverso il partner locale SRSP (Sarhad Rural Support Programme) a circa 24.700 persone ospitate da famiglie locali o in scuole nei distretti di Charsadda, Nowshera e Mardan. La distribuzione di kit d’emergenza, che contengono materassini, teli di plastica, taniche e set da cucina, viene effettuata nei centri umanitari gestiti in collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP).
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