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26 gennaio 2010
Nella martoriata provincia del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, migliaia di civili sono stati costretti negli ultimi due mesi a lasciare le proprie case in fuga dalle continue operazioni militari e dagli atti di banditismo ad opera di gruppi armati.
Dal dicembre dello scorso anno, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha registrato 15.508 nuovi sfollati interni che hanno cercato rifugio e salvezza nelle dozzine di campi gestiti dall’UNHCR. Secondo le famiglie in fuga, nei loro villaggi nell’area occidentale del Nord Kivu , la situazione era difficile e la sicurezza scarsa e le operazioni militari e i saccheggi a opera di gruppi armati stanno costringendo i civili a cercare rifugio altrove.
L’UNHCR ha registrato i nuovi sfollati interni nei campi della città e dei dintorni di Kitchanga, in un’area che si estende dai 50 ai 150 km a nord-ovest di Goma, capitale della provincia. Quest’ultima ondata di movimenti forzati di popolazione porta la popolazione dei campi a 116mila sfollati interni. L’UNHCR gestisce attualmente 47 campi per sfollati nella regione, offrendo protezione e assistenza.
Si stima che finora l’UNHCR abbia registrato solo una parte della popolazione di nuovi sfollati e che molti altri potrebbero aver trovato alloggio presso famiglie locali o essersi nascosti nei boschi per paura di tornare a casa. Questi sfollati interni non possono essere raggiunti per ragioni di sicurezza e di impraticabilità delle strade.
Il governo congolese ha lanciato diverse offensive nel corso del 2009 al fine di neutralizzare la milizia ruandese Hutu – le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR). In ogni caso altri gruppi miliziani e armati hanno approfittato della situazione, aggredendo i civili, depredando le proprietà, perpetrando stupri e bruciando case.
Si stima che ci siano due milioni e 100mila sfollati interni nella RD del Congo orientale, dove le persecuzioni, la violazione dei diritti umani, gli stupri e le intimidazioni nei confronti dei civili sarebbero all’ordine del giorno secondo quanto riferito dalla popolazione locale.
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