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2 febbraio 2010

SOMALIA: L’ESCALATION DI VIOLENZA PROVOCA MIGLIAIA DI SFOLLATI

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L’inasprirsi della violenza in Somalia dal mese di gennaio ha causato centinaia di vittime tra i civili e distruzione generalizzata. Secondo le fonti locali, i duri scontri tra le forze governative e i gruppi miliziani che combattono per ottenere il controllo delle martoriate regioni centrali del Paese avrebbero provocato almeno 258 vittime civili e 253 feriti, facendo di gennaio il mese più sanguinoso dallo scorso agosto. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stima che gli sfollati dall’inizio dell’anno siano già 80mila.

Nel corso del mese di gennaio circa 29mila persone sono state costrette a lasciare le loro terre a causa dei violenti scontri a Dhusamareebb, nella regione di Galgaduud, oltre 25mila sono fuggite dalle loro case per sfuggire alla ripresa degli scontri a Beled Weyne, nella regione di Hiraan, mentre altre 18mila sarebbero sfollate a causa del proseguire del conflitto nella capitale Mogadiscio. In migliaia inoltre hanno dovuto lasciare le proprie case in altre aree della Somalia.

Gli sfollati interni nella regione di Galgaduud sono in condizioni molto difficili. Avendo paura di tornare a casa, in molti stanno dormendo all’aperto con ripari di fortuna e pochissime scorte di acqua. Destano grave preoccupazione anche le condizioni di salute dei gruppi più vulnerabili – come bambini, donne e anziani.

Finora il peggioramento nella situazione della sicurezza ha reso molto difficoltoso, se non impossibile, l’accesso alla popolazione da parte degli operatori umanitari. L’UNHCR ha in programma di distribuire aiuti e materiali per costruire rifugi a oltre 18mila persone in 27 località dove gli sfollati si sono provvisoriamente accampati intorno a Dhusamareebb e Belet-Weyne, non appena sarà ripristinata la necessaria sicurezza.

In Somalia ci sono oltre un milione e 400mila sfollati interni e altri 560mila somali vivono nei Paesi vicini come rifugiati. Nel 2009 più di 120milasomali si sono rifugiati soprattutto in Kenya, Yemen ed Etiopia.




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