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2 febbraio 2010
Oggi (martedì 2 febbraio) i funzionari del governo giapponese sono in visita nel campo per rifugiati di Mae La, nella Thailandia settentrionale, per parlare con i rifugiati del Myanmar che hanno fatto domanda di reinsediamento in Giappone. Si tratta del primo passo concreto perché il Giappone diventi il primo Paese asiatico ad avviare un programma di reinsediamento. Nel dicembre 2008 il governo aveva annunciato di voler accogliere 90 rifugiati del Myanmar, provenienti dal campo di Mae La, nell’ambito di un progetto di reinsediamento pilota da portare a termine nell’arco di tre anni.
I rifugiati intervistati durante questa settimana sono quelli selezionati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) come i più bisognosi di reinsediamento data la lunga durata della loro permanenza nel campo – in alcuni casi 10 o 20 anni – e dato che non sembrano esserci altre soluzioni in vista. La decisione finale sulla loro idoneità al reinsediamento resta comunque appannaggio del Giappone.
Se tutto andrà come previsto, la prima famiglia dovrebbe partire a settembre di quest’anno e si prevede che verranno reinsediati 30 rifugiati all’anno per tre anni. Sono già circa 20.000 i rifugiati del Myanmar, del campo di Mae La che sono stati reinsediati e fanno parte dei 55.000 che sono stati reinsediati da 9 campi della Thailandia da quando è iniziato il programma di reinsediamenti su larga scala nel 2005. La maggior parte di loro sono stati trasferiti negli Stati Uniti, in Australia e in Canada, mentre una esigua minoranza ha raggiunto altri otto Paesi.
L’UNHCR accoglie con favore la decisione del Giappone di diventare un Paese di reinsediamento, non solo per l’importante segnale che in questo modo lancia agli altri Paesi asiatici, ma anche nell’ottica della divisione dei pesi e delle responsabilità, visto che è un gesto che aiuta la Thailandia a trovare delle soluzioni per i rifugiati del Myanmar che si trovano sul suo territorio da oltre 25 anni.
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