Clicca qui per scaricare la racolta di buone prassi relative al progetto Praesidium
Con una piccola donazione mensile, contribuisci a sostenere progetti di emergenza o di sviluppo dell'UNHCR.
Consulta le considerazioni UNHCR riguardanti la protezione delle persone in fuga dalla Libia.
Scarica il rapporto 2010 in formato PDF
23 luglio 2004
In una nota indirizzata alle autorità italiane, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha oggi espresso critiche sulla procedura che ha condotto all’espulsione dal territorio italiano di un gruppo di richiedenti asilo al centro di un caso internazionale. L’UNHCR ha espresso grave preoccupazione per quella che sembra essere un’evidente noncuranza nei confronti di standard riconosciuti a livello internazionale ed europeo e di elementi fondamentali della regolare procedura.
Un gruppo composto da almeno 25 persone – delle 37 che erano state soccorse alla fine del mese di giugno nel Mar Mediterraneo meridionale dall’organizzazione non governativa tedesca Cap Anamur – è stato imbarcato su di un volo partito alle 5,30 di ieri mattina dall’aeroporto di Roma Fiumicino ed arrivato in Ghana intorno alle 12,15 del giorno stesso. Altri cinque richiedenti asilo erano stati precedentemente ricondotti in Nigeria. Una delle 37 persone sembrerebbe invece aver ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari senza aver seguito la procedura d’asilo.
“A prescindere dal fatto che queste persone fossero davvero tutte originarie del Ghana e dalla Nigeria, e che si trattasse di rifugiati o di persone che tentavano di entrare in Europa per altre ragioni, siamo molto preoccupati per il modo in cui i loro casi sono stati trattati” ha dichiarato Raymond Hall, il Direttore dell’ufficio per l’Europa dell’UNHCR.
Se da un lato l’UNHCR ha apprezzato la decisione del Governo Italiano di consentire lo sbarco dei 37 naufraghi su basi umanitarie, dall’altro si rammarica per le gravi lacune emerse nella successiva gestione delle domande d’asilo.
Subito dopo aver ricevuto il permesso di sbarcare e nonostante il gruppo avesse manifestato chiare indicazioni sulla propria volontà di chiedere asilo, sembra che diplomatici di diversi possibili paesi d’origine, tra i quali il Sudan, siano stati condotti ad identificarli. Esporre possibili rifugiati a rappresentanti dei governi che potrebbero essere stati i responsabili della loro fuga è un’azione contraria ai principi fondamentali della protezione dei rifugiati.
La Commissione Centrale che in Italia ha il compito di svolgere la determinazione dello status di rifugiato sembra essere stata oggetto di una forte pressione affinché respingesse le domande d’asilo: le autorità avevano già comunicato alla stampa che nessun componente del gruppo era un rifugiato, prima ancora che la Commissione avesse iniziato le audizioni.
La Commissione, composta da cinque membri tra i quali un rappresentante dell’UNHCR con funzioni consultive, ha dovuto intervistare tutte le 36 persone in soli due giorni, senza avere gli strumenti adeguati: non era disponibile praticamente alcuna informazione sui possibili paesi d’origine dei richiedenti asilo, né un adeguato servizio di interpretariato. Agli stessi richiedenti asilo non è stato garantito l’accesso ad un’adeguata assistenza legale.
Nonostante le pressioni, la Commissione ha raccomandato che a 22 dei 37 richiedenti fosse concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari, mentre le domande degli altri 14 sono state respinte. Tuttavia, la maggior parte, se non tutti, i componenti del gruppo dei 22 sono stati deportati ieri, nonostante sembrerebbe che la procedura intrapresa dalla Commissione per riconsiderare la propria originaria decisione non fosse stata ancora formalizzata.
I rappresentanti dell’UNHCR hanno avuto solo un limitato accesso al gruppo di richiedenti asilo mentre questi erano ancora trattenuti in Sicilia. Lunedì scorso l’UNHCR ha avuto la possibilità di accedere al gruppo dei 14 la cui domanda è stata respinta e che in quel momento si trovavano a Roma. Tutti i 14 avevano notificato ai legali la loro intenzione di far ricorso contro la decisione. Il giorno successivo, martedì, l’UNHCR non ha invece avuto accesso ai 22 richiedenti per i quali la Commissione aveva raccomandato lo status umanitario, che avevano anche inoltrato ricorso contro la decisione di non concedere loro lo status di rifugiato ai sensi della Convenzione ONU del 1951.
“Standard accettabili per il trattamento delle domande d’asilo devono essere rispettati in tutte le istanze” ha affermato Hall. “In questo caso specifico, diversi aspetti della procedura sono stati trattati al di sotto di norme internazionali ed europee, tra cui gli standard minimi definiti dalla direttiva dell’Unione Europea sulle procedure d’asilo, sulla quale di recente è stato trovato un accordo. Inoltre, la politicizzazione di questa vicenda messa in atto da tutte le parti coinvolte è stata particolarmente deplorevole. Auspichiamo di poter collaborare con le autorità italiane per fare in modo che, in futuro, le procedure d’asilo prevedano adeguate garanzie”.
“Siamo consapevoli che vi sono ancora importanti punti non chiari circa il comportamento della Cap Anamur” ha aggiunto Hall. “La conclusione è che le 37 persone che si trovavano su quella nave, chiunque essi siano, sono diventate pedine di diversi interessi contrastanti. Non è questa la maniera più corretta di gestire la questione estremamente seria – e che spesso può salvare la vita a delle persone – dell’asilo”.
L’UNHCR ha affermato che l’intera infelice vicenda – che in alcuni punti rischiava di coinvolgere tre stati (Italia, Germania e Malta) in complesse dispute giuridiche – ha evidenziato la chiara necessità per l’Unione Europea di adottare misure che garantiscano una migliore suddivisione delle responsabilità tra gli stati. Questo soprattutto nel caso in cui le interpretazioni sulla responsabilità degli stati possano essere differenti o quando un particolare problema riguardante richiedenti asilo o rifugiati ricada in misura eccessiva su un solo paese dell’UE. Per la maggior parte dei casi, è probabile che ciò avvenga nei confronti degli stati che affacciano sul Mar Mediterraneo, come l’Italia, e degli stati dell’Europa centrale, frontiera dell’Unione. L’UNHCR ha recentemente inoltrato all’Unione Europea un insieme di proposte di ampia portata nel tentativo di far fronte a queste difficoltà.
EGITTO: ESPULSI RICHIEDENTI ASILO ERITREI
EGITTO/ERITREA: SODDISFAZIONE PER L’ACCESSO AI RICHIEDENTI ASILO DETENUTI
SIERRA LEONE: L’UNHCR REPUTA ORMAI SICURO IL PAESE
IRAQ: RIFUGIATI SUDANESI LASCIANO IL PAESE PER ESSERE REINSEDIATI
Il Rappresentante Regionale dell’UNHCR in Italia Walter e la Direttrice di Christie’s Italia Clarice Pecori Giraldi presentano:
la preview dell’esposizione delle opere di
ARTE CONTEMPORANEA PER I RIFUGIATI V e VI EDIZIONE
ISTRUZIONE: UN FUTURO DI SPERANZA