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30 aprile 2004
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha oggi espresso preoccupazione per la possibilità che una parte fondamentale della legislazione dell’Unione Europea in materia d’asilo, su cui ieri in Lussemburgo è stato raggiunto un accordo dai ministri dei paesi UE della giustizia e degli interni, possa condurre nella pratica a violazioni del diritto internazionale dei rifugiati.
Partendo dalla bozza redatta dalla Commissione Europea – giudicata molto positiva - il lungo processo di negoziazione tra gli stati è poi risultato in una Direttiva sulle procedure d’asilo che, in alcuni aspetti, non vincola gli stati ad osservare standard procedurali soddisfacenti, e che consente agli stati di adottare o continuare ad attuare pratiche ben al di sotto degli standard minimi accettabili nel processo decisionale sulle domande d’asilo.
L’UNHCR esprime disappunto per il fatto che gli stati dell’Unione Europea non hanno saputo tener fede agli impegni presi all’inizio del processo di armonizzazione, nel corso del vertice di Tampere nel 1999. In quella occasione gli stessi stati avevano affermato il loro ‘rispetto assoluto del diritto di chiedere asilo’ – e l’impegno a lavorare in direzione dell’istituzione di un sistema d’asilo comune a livello europeo, basato sulla piena applicazione della Convenzione di Ginevra del 1951 in ogni sua componente.
La Direttiva sulle procedure d’asilo indica le modalità in cui le decisioni sulle domande d’asilo devono essere prese negli stati membri dell’Unione Europea. Si tratta dell’ultimo e - insieme alla Direttiva sulla definizione del termine rifugiato e sulla protezione sussidiaria - probabilmente del più importante dei cinque fondamentali strumenti legislativi che compongono la prima fase dello sforzo verso l’armonizzazione della legislazione europea in materia d’asilo. Con l’accordo raggiunto sulla Direttiva, l’Unione Europea ha rispettato il termine del 1° maggio indicato dal Trattato di Amsterdam come scadenza per il completamento di questa prima fase.
Durante il processo di negoziazione, l’UNHCR ha ripetutamente espresso una serie di preoccupazioni. Nonostante siano stati apportati alcuni miglioramenti rispetto a diverse precedenti versioni e nonostante la Presidenza irlandese e la Commissione Europea abbiano cercato di promuovere un testo accettabile per tutte la parti interessate, il documento finale è ancora caratterizzato da gravi carenze.
Le lacune più preoccupanti riguardano le regole che consentono di designare – senza sufficienti garanzie – cosiddetti ‘paesi terzi sicuri’ nei quali possono essere rinviati i richiedenti asilo, e le regole che permettono ai paesi di trasferire forzatamente richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta, prima che si conosca l’esito del loro ricorso – negando praticamente in questo modo il diritto di avere un effettivo rimedio in caso di errore.
In base a tali norme, i richiedenti asilo potrebbero non avere accesso né all’esame individuale della loro domanda, né all’effettiva possibilità di confutare la presunzione che uno stato sia considerato sicuro anche nel loro caso specifico. Inoltre potrebbe essere del tutto negato l’accesso alla procedura d’asilo negli stati UE a coloro che vi sono arrivati transitando per i cosiddetti paesi terzi ‘super-sicuri’.
L’UNHCR considera la mancanza di adeguate garanzie nelle disposizioni relative ai paesi ‘sicuri’ e ‘super-sicuri’ potenzialmente pericolosa per i rifugiati. Questi potrebbero essere a rischio di allontanamenti forzati a catena da un paese UE attraverso una serie di altri paesi, e potrebbero così vedersi rimandati nel proprio paese d’origine, in netta violazione del diritto internazionale.
Secondo l’UNHCR, anche le restrizioni relative al ricorso contengono un simile rischio, in particolare per il fatto che in alcuni stati dell’Unione Europea tra il 30 ed il 60 per cento dei rifugiati ottiene il riconoscimento dello status solo dopo la fase di appello.
La Direttiva darebbe inoltre il via libera ad una serie di altre pratiche restrittive ed altamente controverse, attualmente contenute nella legislazione nazionale di solo uno o due paesi membri dell’Unione, ma che a partire dal 1° maggio potrebbero essere inserite nelle legislazioni di tutti i 25 stati. È inoltre preoccupante il fatto che vi siano norme che consentono agli stati di mantenere la loro legislazione secondo la quale ai minori non accompagnati con più di 16 anni viene negata la rappresentanza legale da parte di un adulto durante la procedura d’asilo.
Sempre nella giornata di ieri, gli stati membri dell’Unione Europea hanno formalmente adottato la Direttiva sulla Qualifica – che contiene la definizione di chi ha diritto allo status di rifugiato e chi è invece titolare di forme sussidiarie di protezione internazionale, che si applicano ad esempio alle vittime di conflitti. Il testo di questa direttiva era stato approvato nel corso di un precedente incontro dei ministri lo scorso mese di marzo.
Sebbene l’UNHCR abbia alcune riserve anche su questo testo, accoglie tuttavia con favore la definizione di rifugiato che esso contiene. Essa include esplicitamente le vittime di persecuzioni provenienti da agenti non statuali – clausola che in passato era stata respinta da alcuni stati europei. Altrettanto importante è l’accordo sulla protezione sussidiaria, nonostante l’UNHCR si rammarichi della portata molto ristretta rispetto a coloro che fuggono da conflitti armati e violenza generalizzata.
L’UNHCR ha inoltre evidenziato l’importanza della prossima fase del processo di armonizzazione. Le direttive hanno infatti stabilito solo norme procedurali minime. L’agenzia ONU per i rifugiati ha quindi esortato tutti i 25 stati membri a stabilire standard più elevati quando si tratterà di recepire la legislazione europea all’interno delle singole legislazioni nazionali.