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1 ottobre 2003
GINEVRA - L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha comunicato oggi di aver espresso seria preoccupazione agli stati dell’Unione Europea alla vigilia dell’importante meeting del 2 e 3 ottobre, nel corso del quale potrebbe essere raggiunta una decisione sulla possibilità di istituire, nell’ambito della legislazione comunitaria in materia d’asilo, una lista di paesi considerati “sicuri”.
Nel corso della riunione del Consiglio degli Affari Interni e di Giustizia (Justice and Home Affairs, JHA), che si terrà questa settimana a Brussels, valuteranno due aspetti relativi al concetto di “paesi sicuri”: in primo luogo, l’idea che un richiedente asilo possa essere rimandato in un altro paese nel quale avrebbe potuto richiedere asilo – il cosiddetto “paese terzo sicuro”; in secondo luogo, l’idea che alcuni paesi d’origine di coloro che richiedono asilo siano paesi sicuri, e si può quindi presumere che essi non siano rifugiati.
Secondo l’UNHCR, la direttiva sulle procedure d’asilo – una delle due rimaste ancora da finalizzare nell’ambito della prima fase del processo di armonizzazione a livello europeo delle prassi e delle legislazioni nazionali – ha un’importanza fondamentale per il futuro del sistema d’asilo in Europa. L’agenzia ONU per i rifugiati ha dichiarato che fra i diversi aspetti che ritiene problematici nell’attuale bozza, teme che, se fosse introdotto il concetto di “paese sicuro” senza sufficienti garanzie, si potrebbe seriamente compromettere la protezione dei rifugiati e provocare un allontanamento dagli standard internazionali.
L’UNHCR è soprattutto preoccupato che la direttiva sulle procedure d’asilo possa permettere che si stabiliscano liste di “paesi terzi sicuri” e che, a causa di insufficienti garanzie o di una terminologia imprecisa, si potrebbero rimandare i richiedenti asilo in paesi non appartenenti all’Unione Europea senza nessuna garanzia che la loro richiesta venga appropriatamente esaminata. Questi paesi potrebbero essere paesi di transito, con i quali i richiedenti asilo non hanno alcun legame, o persino un paese dove essi non hanno mai messo piede.
“Se questo dovesse succedere, ci troveremmo di fronte ad un caso evidente di non assunzione di responsabilità,” ha affermato Raymond Hall, Direttore dell’Ufficio dell’UNHCR per l’Europa. “Ancora più grave sarebbe se tutto ciò avvenisse senza l’approvazione esplicita del paese terzo, eventualità che potrebbe condurre a situazioni in cui si avrebbero persone bloccate negli aeroporti, impossibilitate ad avere accesso ad un sistema d’asilo, o anche persone rimandate in situazioni pericolose nel loro paese d’origine, azione ovviamente contraria al diritto internazionale.”
In una serie di commenti sulle bozze dei testi giuridici attualmente in discussione, l’UNHCR ha comunicato agli stati membri dell’Unione Europea che ritiene che debbano sussistere talune condizioni prima di decidere il trasferimento delle responsabilità per un richiedente asilo da un paese ad un altro.
Innanzitutto questa non dovrebbe essere una decisione unilaterale: i cosiddetti paesi terzi sicuri dovrebbero essere a conoscenza che il richiedente asilo viene trasferito e dare “il loro esplicito consenso ad accettare la responsabilità di esaminare la richiesta…”
Lo stesso paese dovrebbe essere sicuro non solo a livello teorico - ad esempio perché ha firmato la Convenzione del 1951 sui rifugiati e possiede un sistema nazionale d’asilo - ma anche perché il sistema d’asilo funziona in pratica, e spesso non è così. Per esempio, l’accesso ad una procedura d’asilo può spesso costituire un problema rilevante. L’UNHCR ha comunicato agli stati dell’Unione che in assenza di una raccolta comune di standard giuridici – come quelli, per esempio, contenuti nella Convenzione di Dublino della stessa Unione Europea - il giudizio sul fatto che un paese terzo sia sicuro può essere solo fondato sulla base di un’analisi individuale di ogni singolo caso e non su una serie di liste.
L’UNHCR è particolarmente preoccupato per la proposta di estendere l’applicazione del concetto di “paese terzo sicuro” a paesi con i quali i richiedenti asilo potrebbero non avere alcun legame e dove potrebbero non essere mai transitati. Per quanto riguarda la possibilità di rimandare persone in paesi di transito, l’UNHCR ha suggerito che dovrebbe esserci un “legame significativo che renderebbe comprensibile per un richiedente presentare la sua domanda d’asilo in quello stato… il semplice transito in un paese terzo generalmente non può costituire tale legame.”
Riferendosi al concetto di “paesi d’origine sicuri”, l’UNHCR ha dichiarato di non opporsi ad esso se utilizzato come strumento per decidere per quali richiedenti asilo possa essere utilizzata una procedura accelerata, in particolare nella fase di ricorso. In ogni modo le stesse procedure dovrebbero contenere sufficienti garanzie e comprendere forme di revisione. A un richiedente asilo deve essere garantita la possibilità di spiegare perché potrebbe essere a rischio in un paese generalmente considerato sicuro.
Inoltre, la procedura per stabilire quali paesi d’origine sono “sicuri” dovrebbe essere abbastanza flessibile da potersi adeguare a cambiamenti sia improvvisi che graduali in un dato paese d’origine.
“Se un paese subisce un colpo di stato o qualsiasi altra forma di disordini sociali o politici” ha affermato Hall, “è ovviamente importante che i funzionari dell’immigrazione non continuino a considerarlo automaticamente un paese “sicuro” solo perché ancora incluso nella lista dei paesi sicuri. Il sistema dovrà tempestivamente prendere in considerazione gli aumentati rischi di persecuzione, altrimenti potrebbero essere commessi gravissimi errori.”