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10 settembre 2008
AHWAR, YEMEN – Almeno ventisei persone sono morte ieri, martedì 9 settembre, dopo che i trafficanti di persone che le stavano trasportando dal Corno d’Africa allo Yemen le hanno costrette a gettarsi in mare al largo della costa. Molte altre, stando a quanto riportato dagli operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) presenti in loco, sono disperse.
I sopravvissuti raccontano di come i circa 120 passeggeri si siano gettati in acqua sotto minaccia delle armi nonostante la costa fosse ancora lontana. Chi si ribellava è stato spinto e percosso, mentre altri sono stati uccisi. I trafficanti, a quanto pare, avevano promesso che un’imbarcazione più piccola avrebbe condotto i migranti a terra, ma questo non è avvenuto.
Almeno 74 persone hanno raggiunto la spiaggia e sono state accolte nel centro di accoglienza dell’UNHCR ad Ahwar. Le autorità yemenite riferiscono di aver ritrovato 26 corpi, mentre altre 20 persone risultano ancora disperse.
L’ennesima tragedia che si verifica nel Golfo di Aden coincide con un aumento del numero di persone che cercano di raggiungere lo Yemen in fuga dalle violenze in Somalia. Ad oggi, 25.859 persone sono sbarcate in Yemen quest’anno dopo aver compiuto la traversata estremamente pericolosa a bordo di imbarcazioni gestite dai trafficanti. Finora i morti nel 2008 sono stati più di 200. I dispersi, invece, sono almeno 225. Nello stesso periodo del 2007 erano arrivati 9.153 migranti, mentre i morti ed i dispersi erano rispettivamente 267 e 118.
Le traversate diminuiscono di solito tra maggio e settembre, quando le condizioni del mare sono più burrascose. Quest’anno, invece, il mare calmo ha incoraggiato le partenze fin da agosto, quando in Yemen sono arrivate 59 barche cariche di più di 1.700 disperati, quasi il triplo rispetto allo stesso mese del 2007, quando sbarcarono 633 persone.
Dodici persone sono morte a fine agosto nel corso di una difficile traversata caratterizzata da venti molto forti e mare mosso. Otto di loro sono annegate dopo essersi gettate in mare quando tra i militari yemeniti a terra ed i trafficanti sono stati esplosi colpi di arma da fuoco. Altri quattro migranti sono morti durante il viaggio. Un uomo, a quanto risulta, si è suicidato, mentre altre tre persone sono morte soffocate nella stiva sovraffollata.
Oggi giungono notizie di altre barche in arrivo in Yemen. Dietro l’aumento degli sbarchi vi sono, secondo l’UNHCR, numerosi fattori, primo fra tutti la situazione di guerra e violenza in Somalia che spinge migliaia di civili a fuggire. I trafficanti hanno poi aperto nuove rotte nel Golfo di Aden ed è possibile che stiano approfittando di una minore attenzione delle autorità marittime yemenite durante il mese sacro del Ramadan.
Da tempo, l’UNHCR e le altre agenzie internazionali chiedono alla comunità internazionale di affrontare questo fenomeno in maniera più incisiva. Nel corso dell’ultimo anno l’Agenzia ONU per i rifugiati ha aumentato le attività in Yemen nonostante manchi ancora all’appello circa la metà del bilancio preventivato di 18,9 milioni di dollari. Tra i progetti dell’UNHCR vi sono un maggior numero di posti disponibili nel campo profughi di Kharaz e programmi di formazione per la guardia costiera ed altri corpi militari yemeniti. L’agenzia ha anche aperto un secondo centro d’accoglienza sulla costa, ad Ahwar, che si va ad aggiungere a quello di Mayfa’a.
A maggio l’UNHCR, in collaborazione con la Taskforce per i Flussi migratori misti dalla Somalia, ha organizzato una conferenza regionale per stabilire un piano d’azione di lungo termine sulla protezione dei rifugiati ed i movimenti migratori misti nel Golfo di Aden. Una percentuale significativa delle persone che cercano di raggiungere lo Yemen, infatti, è costituita da rifugiati. Per far fronte a questi flussi di persone saranno necessari ulteriori fondi da utilizzare nel Corno d’Africa e, in particolare, in Etiopia, Gibuti e Somalia.
Lo Yemen ha finora sostenuto un peso maggiore nel far fronte ai movimenti di migranti irregolari nella regione. Nonostante ciò, il paese non ha mai abbandonato la propria politica d’accoglienza, garantendo il riconoscimento automatico (prima facie) dello status di rifugiato ai somali che giungono sulle proprie coste. La comunità internazionale, tuttavia, deve garantire un sostegno maggiore a questo paese.