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26 agosto 2008
GINEVRA – L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Ossezia del Sud di fare del loro meglio affinché ogni nuovo focolaio di violenza, che potrebbe costringere nuovamente i civili a fuggire, venga contenuto. L’UNHCR esprime preoccupazione riguardo alle notizie di nuovi movimenti forzati di popolazione causati da milizie armate impegnate in razzie a nord della città georgiana di Gori, vicino alla linea di confine con la regione autonomista dell’Ossezia del Sud.
Circa quattrocento persone fuggite dai loro villaggi si sono radunate sulla piazza principale di Gori nel corso della giornata di oggi. Stando a quanto riferito agli operatori dell’UNHCR a Gori da alcuni degli sfollati, molti di loro avevano abbandonato le proprie case all’inizio del conflitto ed avevano fatto ritorno nelle loro fattorie e nei loro villaggi da appena un paio di giorni. Tra gli sfollati vi sono anche persone anziane rimaste nelle proprie case durante gli scontri, ma che sono state costrette a fuggire da gruppi armati nelle ultime ore. I nuovi sfollati dicono di aver subìto violenze, angherie e rapine e sostengono che tre persone sono state uccise. A quanto risulta, i banditi avrebbero attaccato i civili nella cosiddetta ‘zona cuscinetto’ istituita lungo la linea di confine con l’Ossezia del Sud.
Gli operatori dell’UNHCR a Gori stanno assistendo le autorità locali, impegnate nell’approntare un piccolo campo profughi appena fuori dalla città in modo da fornire un riparo per la notte agli sfollati.
Dopo tre settimane di operazioni umanitarie d’emergenza, le attività dell’UNHCR in Georgia stanno ormai entrando nel pieno dell’azione post-emergenziale, con un’enfasi maggiore sul mandato di protezione dell’Agenzia e sulla ricerca di soluzioni durature. Le condizioni imprevedibili ed in continua evoluzione – che generano, a loro volta, ulteriori flussi di civili in fuga - in cui si trovano però a lavorare gli operatori dell’UNHCR, rendono ancora più complesso lo svolgimento di queste attività. Le squadre dell’UNHCR continueranno a monitorare attentamente sia il numero di sfollati e rifugiati che le tipologie di eventuali nuovi movimenti forzati di popolazione nella regione.
All’apice della crisi, più di 158mila persone erano fuggite dalle proprie case, di cui 128mila all’interno della Georgia e circa 30mila dall’Ossezia del Sud verso la Federazione Russa. Già prima del deflagrare dell’ultimo conflitto, l’UNHCR si occupava di 220mila tra sfollati, rifugiati, rifugiati rimpatriati, richiedenti asilo ed apolidi in Georgia.