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10 febbraio 2008

VIOLENTI ATTACCHI IN DARFUR CAUSANO LA FUGA DI MIGLIAIA DI RIFUGIATI IN CIAD

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Da venerdì scorso migliaia di rifugiati provenienti dal Darfur hanno attraversato il confine con il Ciad, rifugiandosi nella parte orientale del paese. I rifugiati sono in fuga dagli attacchi letali contro i villaggi del Darfur occidentale sferrati dai guerriglieri sostenuti dalle forze armate sudanesi. Tutto ciò mentre le condizioni di sicurezza in tutta la regione mostrano un grave peggioramento.

Domenica mattina l’UNHCR, di concerto con altri partner umanitari, ha inviato una missione di emergenza nell’insicura regione orientale del Ciad al confine con il Darfur fino a Figeira, nell’area di Birak. Si stima che un numero compreso tra i 4mila e i 6mila rifugiati provenienti dal Darfur abbia cercato rifugio nei pressi di Birak, in fuga da attacchi letali via terra ed aerei avvenuti nelle giornate di venerdì e sabato. Risulta che un numero equivalente di rifugiati si trovi vicino a Koruk, sempre nell’ area di Birak, ma nella giornata di domenica la missione non è stata in grado di raggiungerli.

I membri della missione dell’UNHCR hanno affermato che i rifugiati erano privi di mezzi e terrorizzati. I rifugiati hanno raccontato di come le loro case siano state saccheggiate ed incendiate, e di come i guerriglieri abbiano circondato i villaggi per impedire alle persone di fuggire.

I rifugiati provengono soprattutto dalle aree di Sirba, Sileah e Abu Suruj, a circa 50-70 chilometri a nord di El Geneina, la capitale del Darfur occidentale. L’area è nota come  roccaforte del gruppo di opposizione sudanese Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza (Justice and Equality Movement, JEM).

I nuovi arrivati, in prevalenza uomini, hanno affermato che migliaia di donne e bambini in fuga stanno raggiungendo il Ciad in cerca di sicurezza. L’ufficio dell'UNHCR in Darfur occidentale ed altre agenzie umanitarie presenti in loco stanno organizzando una missione nella zona colpita, in modo da poter osservare di prima mano la situazione e valutare i bisogni in termini di assistenza umanitaria dal lato sudanese del confine. Stando alle informazioni disponibili, migliaia di nuclei famigliari sarebbero stati colpiti direttamente dagli attacchi.

Un rifugiato proveniente da Sileah ha riferito all’UNHCR che gli attacchi via terra delle milizie Janjaweed, a quanto pare con il supporto di un aereo Antonov dell'aviazione sudanese, hanno quasi distrutto Abu Suruj e provocato gravi danni a quattro campi per sfollati interni. L’UNHCR non dispone di informazioni dettagliate ed aggiornate sul numero di decessi. Il personale delle organizzazioni non governative presenti nell’area è stato costretto a rifugiarsi in Ciad per fuggire agli attacchi.

L'UNHCR sta attualmente predisponendo misure di emergenza in Ciad affinché  i rifugiati appena arrivati vengano trasferiti a bordo di camion, probabilmente nella giornata di martedì, all’interno dei campi profughi già esistenti vicino a Guereda, a circa 50 chilometri da Birak, ed a Iriba. In questo momento circa 30mila rifugiati del Darfur vivono all’interno di due campi nell’area di Guereda, mentre altri 58mila rifugiati sono accolti in tre campi nei pressi di Iriba.

Una volta al sicuro all’interno dei campi, i rifugiati appena arrivati riceveranno materassi, coperte, taniche e tutto il necessario per cucinare. L’UNHCR dovrà provvedere a far pervenire nuove scorte nella zona per far fronte all’alto numero di nuovi arrivi.

“Stiamo già operando in un contesto in cui la sicurezza sta peggiorando vertiginosamente di giorno in giorno, in cui la catena dei rifornimenti da N’Djamena è stata interrotta in seguito ai recenti scontri nella capitale ciadiana, ed in cui i nostri uffici sul campo stanno finendo il carburante”, ha affermato Catherine Huck, la responsabile delle operazioni dell’UNHCR ad Abéché. “Portare i rifugiati appena arrivati all’interno dei campi lontano dal confine rappresenta una vera sfida.”

La missione di emergenza di domenica nell’area di confine era composta da operatori dell’UNHCR, dell’agenzia governativa CNAR (Commissione Nazionale per l’Accoglienza e il Reinserimento dei Rifugiati), del Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP), di Medici Senza Frontiere (MSF) e dell'International Mercy Corps.

Prima di quest’ultimo afflusso, l’UNHCR ed i propri partner stavano già assistendo 240mila rifugiati del Darfur ospitati all’interno di 12 campi nel Ciad orientale.




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