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10 giugno 2009

LUTTO PER LA PERDITA DI UN OPERATORE DELL’UNHCR NELL’ATTENTATO IN PAKISTAN

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GINEVRA, 10 giugno 2009 - L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres ha invitato oggi lo staff dell’UNHCR in tutto il mondo a compiangere il proprio collega, Aleksandar Vorkapic, rimasto ucciso martedì notte durante l’attentato all’hotel nel quale si trovava a Peshawar, in Pakistan.

“Aleksandar Vorkapic faceva parte dell’elenco di persone disponibili per le missioni di emergenza dell’UNHCR ed era stato inviato il mese scorso in Pakistan insieme ad un team di specialisti per assistere le centinaia di migliaia di civili sfollati nella parte nord occidentale del paese,” ha dichiarato oggi Guterres dal suo ufficio di Ginevra. “Stava svolgendo la sua prima missione di emergenza e ha perso la vita aiutando gli altri. Tutti noi all’UNHCR siamo sconvolti da questa sciagura e rivolgiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia a Belgrado.”

Aleksandar Vorkapic, serbo, lascia la moglie e tre bambini. Lavorava come esperto di Information Technology presso l’ufficio di Belgrado dell’UNHCR dal 2000. I suoi colleghi a Belgrado hanno detto mercoledì di essere “devastati per questa perdita insensata.”

Mercoledì mattina i media hanno riferito di 16 morti, fra i quali un funzionario dell’UNICEF, e di più di 50 feriti nell’attentato al Pearl Continental Hotel di Peshawar.

L’Alto Commissario Guterres si è unito al Segretario Generale Ban Ki-moon nel condannare l’attacco come “ingiustificabile”.

“Gli operatori umanitari sono oggetto di crescenti attacchi in tutto il mondo e sono i poveri, gli sfollati, i rifugiati e le persone più vulnerabili che ne soffriranno maggiormente.” ha detto Guterres. “Aleksandar Vorkapic è il secondo operatore dell’UNHCR a rimanere ucciso in meno di cinque mesi in Pakistan, dove centinaia di migliaia di persone dipendono dall’assistenza dell’UNHCR. Adesso, nuovamente, siamo costretti a domandarci come possiamo garantire allo stesso tempo una risposta alle loro necessità urgenti e la sicurezza dei nostri operatori umanitari? E’un dilemma angosciante.”

Il 2 febbraio l’operatore dell’UNHCR Syed Hashim era stato ucciso in un attacco a Quetta durante il quale fu sequestrato il capo dell’ufficio dell’Agenzia nella città pakistana, John Solecki, liberato poi due mesi dopo.




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