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8 dicembre 2010
GINEVRA, 8 dicembre 2010 - L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres, ha rivolto oggi un appello alla comunità internazionale affinché risponda in maniera adeguata alle crescenti lacune relative alla protezione dei milioni di individui costretti alla fuga e degli apolidi in tutto il mondo.
Parlando a Ginevra di fronte a delegati governativi e di altri organismi, in occasione dell’annuale “Dialogue” dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Guterres ha affermato come le certezze del dopo guerra e della guerra fredda non siano più sufficenti a garantire che chi ha necessità di protezione possa effettivamente ottenerla.
“Le nuove sfide sono complesse ed interconnesse,” ha affermato Guterres. “Crescita della popolazione, urbanizzazione, cambiamento climatico, scarsità d’acqua e insicurezza alimentare ed energetica stanno inasprendo i conflitti e si combinano in maniera tale da costringere le persone ad abbandonare i propri paesi.”
A pochi giorni dal 60mo anniversario dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) - il 14 dicembre - Guterres ha identificato tre aree per le quali è richiesta particolare attenzione negli anni a venire: ‘lacune di protezione’ nel sistema internazionale per le persone in fuga; carico di responsabilità sproporzionato nell’assistenza ai rifugiati per gli stati più poveri; il fallimento di molti stati nel risolvere il problema dell’apolidia - un flagello che priva milioni di persone in tutto il mondo della nazionalità e di altri diritti umani.
Le lacune di protezione - ha affermato l’Alto Commissario - derivano dall’inadeguata messa in pratica dei trattati esistenti, dall’accesso insufficiente ad importanti strumenti e da difetti nel quadro della protezione internazionale.
Guterres ha inoltre esortato all’azione per risolvere una crescente serie di problemi connessi al movimento forzato di popolazioni per i quali non è ancora stata trovata una soluzione a livello internazionale, come i disastri naturali, cambiamento climatico, calamità di carattere economico o causate dall’uomo, violenza di bande, e vulnerabilità dovute alla condizione di incertezza delle fasi immediatamente successive ai conflitti.
Per quanto riguarda la divisione delle responsabilità, António Guterres ha reiterato il suo appello di ottobre per un “nuovo corso” dove i paesi i prima linea non siano lasciati soli a gestire i flussi di persone dagli stati confinanti. Al momento i paesi in via di sviluppo ospitano l’80% dei rifugiati di tutto il mondo.
Per quanto riguarda l’apolidia, la priorità assoluta è rappresentata - per l’Alto Commissario - dalla firma del maggior numero possibile di stati alle due convenzioni chiave sull’apolidia. Attualmente, nonostante siano passati più di cinquant’anni dalla loro creazione, la Convenzione del 1954 relativa allo status degli apolidi ha solo 65 firmatari, mentre la Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia ne ha solo 37. L’Italia risulta fra i firmatari della prima convenzione mentre deve ancora firmare quella del 1961.
“La mancanza di nazionalità rappresenta la negazione di un diritto umano fondamentale,” ha affermato Guterres. “Ma coloro i quali non riescono ad esercitare questo diritto vedono inevitabilmente danneggiati - come conseguenza - anche una serie di altri diritti. Ad esempio gli può essere negato il diritto di lavorare legalmente o di viaggiare. Gli può essere negato l’accesso ai servizi santitari o al sistema scolastico, a loro come anche ai propri figli.”
L’UNHCR, ha detto Guterres, sta esortando gli stati a collaborare per ottenere progressi rilevanti su questi temi in vista dell’incontro a livello ministeriale sulla protezione internazionale del dicembre 2011.
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