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Non sempre dall’Africa arrivano brutte notizie. Notizie di massacri, guerre e miseria. Negli ultimi tempi dall’Africa arrivano anche segnali positivi che lasciano intravedere scenari diversi da quelli a cui siamo abituati. In almeno otto paesi africani sono state avviate iniziative di pace che potrebbero favorire alcuni tra i più imponenti flussi di rimpatrio di rifugiati registratisi in Africa nell’ultimo decennio.
Quando si parla di rifugiati, si fa riferimento a persone in fuga da guerre, bombardamenti e massacri atroci. Normalmente vengono ricordate le tante immagini che negli anni si sono susseguite nelle Tv di tutto il mondo, di colonne di civili che si spostano in cerca di un posto sicuro. Qualcuno pensa anche a persone che scappano da regimi totalitari che non tollerano alcuna forma di dissenso e che non consentono libertà d’espressione e di religione.
Il quartiere è uno dei più eleganti di Roma e la strada silenziosa è piena di verde. La palazzina è protetta da una siepe e da due grandi cancelli in ferro battuto. Fuori un’insegna in ottone con scritto “Ambasciata della Repubblica Democratica Somala” e accanto un vecchio campanello con telecamera, da tempo fuori uso. La dottoressa Zeinab Ahmed Barahow presidente dell’Associazione donne somale emigrate (Adse) fa gli onori di casa. “Oggi – spiega Zeinab - siamo venute con le donne dell’associazione perchè vogliamo organizzare una festa in occasione della fine del Ramadan per tutti i ragazzi che vivono qui”.
Emma è un fiume in piena. Vuole raccontare di quei terribili 100 giorni che nel 1994 sconvolsero la sua vita e quella di milioni di ruandesi. Nel paese del silenzio e del riserbo in cui tutti evitano di ricordare, Emma parla e si commuove. Ricorda la paura e l’orrore vissuti da lei e dai 36 bambini dell’orfanotrofio di Remera a Kigali durante la fuga fino a Nyanza, 90 chilometri da Kigali.
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