Con una piccola donazione mensile, contribuisci a sostenere progetti di emergenza o di sviluppo dell'UNHCR.
Regali solidali UNHCR: magliette, agende, borsine e bomboniere. Scopri tutti i dettagli!
Scarica il rapporto annuale 2011!
Clicca qui per scaricare la racolta di buone prassi relative al progetto Praesidium
Il cortire dell'ospedale Sotiria di Atene porta ai vari padiglioni e di sera è poco illuminato. Chirurgia è al primo piano. Per trovare Alì non c'è bisogno di chiedere al personale, basta seguire uno dei tanti ragazzi afghani che vanno a trovarlo. L'atmosfera nella stanza è carica di preoccupazione e Alì è ancora sofferente per le ferite riportate al torace e alla schiena e per l'emorragia interna che queste hano causato.
Carestia è una delle parole più cupe del vocabolario. Una parola da brividi che immediatamente rimanda a quanto di peggiore possa abbattersi sull'essere umano:fame, sete, fuga, stenti e morte.Tutto questo oggi incombe su dodici milioni di persone nel Corno d'Africa.
Ci sono cose difficili da commentare senza correre il rischio di essere retorici, di sottolineare aspetti che appaiono scontati e acquisiti nel tempo. Da sempre chi si avventura in mare sa che questo può essere pericoloso e da sempre però c'è gente costretta a farlo.
Il prossimo 20 giugno la Convenzione di Ginivra sullo status dei Rifugiati compie 60 anni. Ciò non significa che prima del 1951 non vi fossero persone costrette a fuggire a causa di guerre e persecuzioni.
Da qualsiasi punto di vista li si voglia vedere, i rifugiati sono sempre troppi. Per l'opinione pubblica dei Paesi occidentali. Per chi vive sulla propria pelle questa condizione, cioè i rifugiati stessi. Troppi anche per coloro che credono negli ideali di giustizia e nel rispetto delle diversità.
Sbarre, lucchetti, poliziotti e centinaia di persone che chiedono"libertà"! Il centro di Pagani, dove l'Europa perde la faccia.
A Lampedusa da qualche tempo non arrivano più barconi. Nessun migrante, nessun richiedente asilo. Ma siamo sicuri che si tratti di una buona notizia? Quelli che alcuni hanno definito come una svolta determinante nel contrasto all'immigrazione clandestina, per altri rappresenta un preoccupante cambiamento di politica nella gestione dei flussi migratori del Mediterraneo.
Ascoltare Sayed che racconta la sua vita è come ricaricare le batterie. E’ giovane Sayed ma, per la sua lunga esperienza, questo ragazzo di 20 anni è già vecchio. Spiega ogni tappa del viaggio cominciato nell’orto di casa sua a Kabul nel marzo 1998 e finito a Benevento nel gennaio 2007, dando molti particolari e soffermandosi sui suoi stati d’animo. Un viaggio durato nove anni e iniziato da bambino.
Il buon senso può poco di fronte alla paura, specialmente quando questa, alimentata in modo strumentale, si estende e diventa collettiva. E'allora possibile che la vittima bisognosa di protezione diventi una minaccia per chi ha ceduto alla paura, una persona temibile per il solo fatto che è stata costretta ad arrivare irregolarmente, magari via mare.
Nell’inverno 98-99 il Kosovo si trovò a vivere uno dei momenti più difficili e drammatici della sua storia recente. Interi villaggi si spopolarono sotto la minaccia della violenza e dei rastrellamenti e la popolazione si rifugiò nelle zone più remote, spesso nelle pendici delle montagne, allestendo ripari di fortuna e sfidando temperature gelide. Li chiamarono “il popolo dei boschi”.
30 Gennaio 2009 Ancora sbarchi, come dieci anni fa. Ma non è cambiato nulla. LEGGI
10 Dicembre 2007 Iraq. Il dramma di chi fugge LEGGI
8 Luglio 2009 Respingerli, un errore disumano LEGGI
8 Luglio 2009 Che ne sarebbe di Sayed se fosse stato respinto? LEGGI
1 Giugno 2007 Solidarietà da riconquistare LEGGI