
10 dicembre 2008
GINEVRA – l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres ha aperto oggi un convegno internazionale di due giorni volto a cercare soluzioni per milioni di cosiddetti “rifugiati in situazioni protratte”, persone intrappolate da anni nel limbo dell’esilio senza soluzione di uscita.
Guterres si è rivolto a circa 300 rappresentanti di oltre 50 governi e organizzazioni governative e non governative al Palazzo delle Nazioni di Ginevra affermando che il mondo deve fare di più per la triste ed infinita condizione di quasi 6 milioni di rifugiati che sono in esilio da anni e a volte da decenni.
Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) nel mondo vi sono almeno 30 di queste cosiddette ‘situazioni protratte’, che si trascinano da 5 anni o più, escluso il caso dei palestinesi.
“L’onere di accogliere questi rifugiati ricade quasi esclusivamente sui paesi in via di sviluppo,” ha detto Guterres aprendo il Dibattito dell’Alto Commissario sulle sfide in materia di protezione riferendosi ai ‘rifugiati in situazioni protratte’. “E’necessario riconoscere che la comunità internazionale non ha fatto abbastanza per condividere tale onere.”
Rilevando come gran parte di questa pressione ricada su alcuni fra i paesi più poveri di Africa e Asia, Guterres ha accolto con entusiasmo l’impegno della Tanzania, dando il benvenuto sul palco al Primo Ministro Mizengo Kayanza Peter Pinda. La Tanzania si è impegnata a realizzare politiche per l’integrazione, cittadinanza e naturalizzazione incluse, in favore della maggior parte dei rifugiati burundesi che sono stati costretti a fuggire dal proprio paese nel 1972 e che sono oggi maggiormente autosufficenti e desiderano rimanere in Tanzania. Più di 175,000 rifugiati burundesi beneficeranno di queste misure, mentre molti altri hanno deciso di tornare in patria.
Per il Primo Ministro Pinda è importante che la comunità internazionale riconosca l’impatto dei rifugiati in situazioni protratte sui paesi di accoglienza, con problemi di sovra-sfruttamento delle risorse naturali e di degrado ambientale; di eccessiva sollecitazione dei servizi sociali; di diffusione di armi e crescente insicurezza; di pressione sul sistema sanitario.
“E’innegabile che oggi i paesi in via di sviluppo siano alle prese con carenza e alti costi per i servizi sociali quali cibo, acqua, sanità e scuola,” ha detto. “Ed ecco che un flusso in entrata di rifugiati aumenta la pressione su tali servizi, facendo si che l’onere dei paesi di accoglienza diventi insostenibile”.
Guterres ha fatto notare come l’esilio possa protrarsi per anni dopo che i riflettori dei media abbandonano una crisi umanitaria e l’attenzione internazionale sfuma.
“Nella maggior parte di queste situazioni protratte, i rifugiati sono abbandonati, costretti a trascorrere i migliori anni della loro vita in campi trasandati e baraccopoli, esposti a ogni genere di pericolo e con gravi restrizioni ai propri diritti e alle proprie libertà,” ha detto Guterres, aggiungendo che molti di quei diritti sono contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che proprio oggi compie 60 anni.
“I rifugiati hanno potuto avvalersi dell’Articolo 14 della Dichiarazione, cercando protezione dalle persecuzioni in altri paesi,” ha proseguito l’Alto Commissario. “Ma la vera promessa della Dichiarazione è contenuta nelle sue garanzie di eguaglianza e di non discriminazione, di diritto all’educazione e di libera scelta di un impiego, di libertà di movimento all’interno degli stati e della possibilità di partire e tornare al proprio. Questi diritti, ai rifugiati in situazioni protratte, possono essere negati per anni.”
Definendo il problema “di proporzioni enormi”, Guterres ha detto che molti rifugiati di lungo periodo sono, di fatto, intrappolati. Non possono tornare a casa perché il proprio paese è in guerra o perché i diritti umani sono gravemente violati. Solo una piccola parte ha possibilità di reinsediamento in paesi terzi, ed in molti casi il primo paese di asilo non gli permetterà di integrarsi pienamente o di acquisirne la cittadinanza. Col passare del tempo la comunità internazionale si distrae e i fondi si prosciugano. I servizi di base come scuola e sanità ristagnano e si deteriorano. Si moltiplicano i mali della società, i bambini soffrono e i rifugiati sempre più disperati cercano di cavarsela da soli, il che può voler dire cadere preda dei trafficanti che offrono loro una vita migliore altrove.
I rifugiati in situazioni protratte sono tanti ed in condizioni diverse. Ci sono rifugiati in campi tradizionali, con scarse prospettive di lungo termine. Altri possono essere relativamente autosufficienti ma privi delle basi legali per rimanere nel paese di accoglienza. Sono poi sempre di più i rifugiati in aree urbane che trovano estremamente difficile tornare e reintegrarsi nel proprio paese, specialmente nelle aree rurali. Inoltre, questi sono spesso privi di reti di assistenza o del diritto di rimanere dove si trovano.
Guterres ha poi notato come l’esilio protratto dia origine a tutta una serie di problemi collegati, compreso un crescente rischio di apolidia. Non potendo documentare la propria identità, i rifugiati possono non essere in grado di provare data di nascita, natali e residenza precedente.
Per Guterres è essenziale che la comunità internazionale riconosca il bisogno di soluzioni politiche per porre fine a tali situazioni.
“Dobbiamo trovare soluzioni durature per i rifugiati in situazioni protratte che siano esaustive,” ha detto l’Alto Commissario. “Questo vuol dire che per ogni situazione deve essere trovata la soluzione appropriata che misceli adeguatamente rimpatrio volontario, integrazione locale e reinsediamento.”